Certo è che la denominazione non sia delle più
appetibili nel pensare che detti vini possano es-
sere realizzati tra automobili, pneumatici, attrez-
zi meccanici vari e quindi in modo spartano. In
realtà può essere considerato oggi un eufemismo
che indica quei vini che vengono elaborati in modo
semplice e più che artigianale, quasi fossero vini di
famiglia e in ambienti poco professionali.
Il termine venne coniato in Bordeaux nei primi
anni 90 da un giornalista della pubblicazione “Re-
vue du Vin de France” il quale con
Vin de garage
designava quei vini prodotti in piccole quantità e
realizzati in minuscole cantine. Tra i precursori di
tali vini si annoverò ad esempio Château Valan-
draud sito nel Saint Emilion e il fenomeno fu un
po’ l’antitesi di ciò che era il criterio di nobiltà dei
grand cru
di Bordeaux.
Giunto in bocca dell’opinionista americano Robert
Parker scatenò immediatamente la sua libido fino a
farne un’assoluta eccellenza, a tal punto che le sue
quotazioni sforarono quelle dei
premier gran cru
di Bordeaux. Ad anticipare Vallandrud ed altri fu
però il caso rumoroso di Château Le Pin, oggi ico-
na del Pomerol insieme a Petrus. Arrivò in tempo
breve, e ancora in Saint Emilion, lo Château la
Mondotte e da li a poco il fenomeno si este-
se in tutto il Bordeaux. Sappiamo però che il
buon Parker è molto sensibile alle rarità e che
è in grado di trasformare una Cenerentola in
principessa a tal punto che concesse al Le Pin
addirittura il punteggio di 100/100 con la
vendemmia 1982 come fosse uno Château
Lafite o un Haut Brion e prima ancora ve-
nisse coniato il termine
Vin de garage
che
arrivò appunto negli anni 90. Ma in verità
oggi i
Vin de garage
sono diventati un feno-
meno mondiale se consideriamo che diver-
si piccoli produttori di oltreoceano, e nello
specifico californiani, visto anche il fascino
che la regione francese ha sempre esercitato
su di loro, si stiano adoperando in merito e
con altrettanti grandi successi.
E in Italia? Ah sì, anche da noi il fenomeno esplose
qualche anno fa e sono diversi i produttori sparsi in
molte regioni che si prodigano a tanto. Si potreb-
bero fare nomi di piccolissime ma anche aziende
più grandi. per non parlare di alcune storiche.
Nella nostra regione, le Marche, cito ad esempio
il territorio ascolano dove alcuni piccoli e più che
noti produttori hanno creato delle vere quintes-
senze, ma ne abbiamo diversi altri oggi che opera-
no con la stessa filosofia in altre province e ognuno
con i propri bei risultati.
In definitiva i
Vin de Garage
sono ormai dei super
concentrati di qualità ed alcuni di questi subiscono
un’
elevage
anche di più passaggi in
barriques
nuo-
ve e ovviamente ottenuti da bassissime rese; fanno
quindi parte di famiglie a se stanti e che vogliono
distanziarsi dai seppur più che ottimi convenzio-
nali, ma nel caso entra in gioco lo specifico senso
di
terroir
, quale coniugazione tra vitigni, geologia,
microclimi e opere umane: il criterio, secondo
queste filosofie, di sfruttare al meglio e al massi-
mo tutto quanto si possa ottenere da un grappolo
d’uva di un certo pregio. Ovviamente poi ogni opi-
nione gode di licenza, visti anche i prezzi di vendi-
ta, ma che sono più che giustificati e accettabili nei
confronti dei cugini francesi. In definitiva
Vin de
Garage
sono anche sinonimo di rarità.
I VINI FATTI IN GARAGE?
VIN DE GARAGE
Gualberto Compagnucci
Château Valandraud,
Saint Emilion
Château
Valandraud
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