E LA CASSANDRA CANTA ANCOR PIÙ PER IL FUTURO
2022: UN ANNO TERRIBILE
Già trattato in precedenza l’argomento climati-
co, ma vista la situazione sempre più critica mi è
sembrato il caso di tornarci. A memoria d’uomo
mai registrati ad esempio a Londra 40 °C e in Ca-
lifornia si è andati oltre, com’anche diverse città
italiane che hanno toccato il record dei 45 °C. Se
consideriamo che le cotture iniziano a 60 °C ci
vuol poco a capire che eravamo, come si sol dire,
quasi “fritti”. Le spiagge inglesi lungo la Manica
erano affollate nel mese di luglio al pari di Rimini
e Riccione, ma anche quelle baltiche pullulavano di
bagnanti. Poderosi incendi hanno devastato miglia-
ia di ettari di boschi e colture varie tra Portogallo,
Spagna, Francia, Slovenia, Albania e Grecia. Anche
l’Italia non si è fatta mancare nulla soprattutto in
Friuli e Toscana e in Sardegna sono giunte persino
le cavallette. In soli tre giorni in Groenlandia si sono
scongelate 18mila tonnellate di ghiaccio perenne.
Nelle nostre città turistiche la gente quasi bar-
collante faceva la fila davanti alle fontanelle,
non solo per bere ma per bagnarsi anche mani
e viso e addirittura le fontane storiche e mo-
numentali romane come Trevi e piazza Navo-
na son diventate piscine pubbliche.
Tra i problemi maggiori c’è stato di conseguenza
quello della siccità che ha messo in crisi tutto il
mondo vegetale. Anche le piante sono esseri viventi
e immaginiamo un umano abbandonato nel de-
serto completamente disidratato: quanto
può reggere? L’anticiclone delle Azzorre è
stato totalmente bloccato da quello nord
africano e quelle poche gocce d’acqua
cadute hanno fatto ancor più danni tra-
sformandosi in grandine, come nel caso
ascolano, distruggendo in alcune aziende
quasi il 60% dei vigneti e molti uliveti. Le
acque marine sono entrate nei letti dei gran-
di fiumi a completare l’opera e il caso più grave è
stato quello del Po. Tra calura, siccità, incendi, Co-
vid, mancanza di grano, guerra, cavallette e sono
mancate la trasformazione dell’acqua, che non c’e-
ra, in sangue, le rane e le mosche velenose, quindi
quasi le 10 piaghe d’Egitto e avremmo do-
vuto riscrivere la Bibbia, ma ci siamo quasi arrivati
poi con le successive devastanti tempeste d’acqua
ed esondazioni del Misa. Le Cassandre scientifiche
dicono che entro il 2050 si potrebbe arrivare all’a-
pocalisse e Dio voglia non sia vero.
E il vino... come sarà il vino di quest’ultima ven-
demmia? La vite è una pianta autoregolante e ri-
esce a resistere a certe condizioni climatiche, ma
qui siamo andati oltre. Tra intensa luminosità,
calura estrema e mancanza idrica e poi ancora la
grandine, lo stress non è sicuramente mancato e il
rischio, oltre allo scarso raccolto, è quello di aver
un certo squilibrio fra acidi e zuccheri e questo non
riguarderà solo il vino italiano ma anche quello di
tutta Europa; i produttori di Riesling della Mosella,
e non solo, abituati alle frescure si stanno mettendo
le mani sui capelli. Poi l’irrigazione dei vigneti in
Italia è ammessa solo in caso di estremo soccorso
e su autorizzazione, mentre in Paesi come Brasile,
Cile, Argentina, Uruguay, ecc. è una prassi quasi
regolare, quindi alcuni di questi riusciranno a ca-
varselameglio di noi. Nel nostro caso poi, se l’acqua
non ce l’hai, come fai ad irrigare? Meno sofferenti
alla siccità sono, come noto, le colture ad alberello
rispetto a quelle a spalliera, tendone o pergola, ecc.
Però... però, parlando con diversi produttori mar-
chigiani e visitando alcuni vigneti sembra che l’ac-
qua dell’inverno precedente, per via della capilla-
rità, sia stata di ausilio a dissetare le viti e quindi
molte di queste hanno mantenuto una soddisfa-
cente vigoria vegetativa e pertanto siano state in
grado di nutrirsi e idratarsi in modo accettabile; in
aiuto, seppur con ritardo, sono poi giunti i piova-
schi di agosto più o meno impetuosi.
Ovviamente molti hanno effettuato vendemmie
anticipate, partendo addirittura per le basi spu-
mante con il primo di agosto. Pur vero è che al-
meno si sia evitato l’oidio e come dicono gli stessi
vignaioli sembra che anche l’annata 2003 sia stata
arida al pari dell’attuale o forse di più. È comunque
superfluo dire che il responso definitivo lo avremo
nel 2023 con le stappature e pur avendo subìto un
calo del 10% delle rese molti produttori sono abba-
stanza ottimisti sulla qualità.
Gualberto
Compagnucci
Il fiume Po in secca
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