Sommeliers Marche Magazine 58 - page 31

Ogni Sommelier ne ha sentito parlare con en-
tusiasmo sin dalle prime lezioni del corso: in
ogni appassionato di vini viene istillata la
bramosia di andare alla sua ricerca e degu-
starlo, perché non è possibile resistere alla
tentazione di anelare all’assaggio, ricercan-
done l’occasione propizia.
Questo nettare, così difficilmente reperibile
fuori della sua zona di produzione, tanto da essere
considerato uno dei vini da dessert più ecceziona-
li e rari d’Italia, ben si differenzia dagli altri vini
calabresi, e viene prodotto con uve parzialmente
appassite al sole su graticci di canne, o a volte an-
che direttamente sulla pianta, o in essiccatoi ad
aria forzata, prima di essere pigiate e fermentate, al
fine di concentrare gli zuccheri naturali dei mosti
per aumentare il livello alcoolico del vino, che deve
avere un tenore minimo del 13%, ma che può an-
che superare il 17%, supportando invecchiamenti
anche di 10 anni.
Il grappolo del vitigno Greco bianco è lungo, spar-
golo, e può arrivare ad una lunghezza massima di
60 centimetri; gli acini sono piccoli e tondeggianti,
con vinaccioli molto sviluppati e dunque hanno
poca polpa, e una buccia sottilissima.
Il sistema di allevamento più utilizzato in questa
zona di produzione è il cordone speronato, ma vie-
ne praticato, specie su vecchi vigneti, anche l’albe-
rello; i tralci possono arrivare anche a 7 metri di
lunghezza, presentando tipiche foglie pentalobate,
lucide nella parte superiore e dense di fitti peli nella
parte inferiore. Questo vitigno ha una resa media
in uva fresca di circa 100 q/ha. L’uva, dopo l’ap-
passimento, registra un calo minimo del 35%. Le
principali cantine produttrici di questa “chicca
enologica” portano spesso avanti tradizioni
familiari antiche, con profonde radici, volte
alla valorizzazione del territorio, e spesso i
pionieri di questo vino hanno iniziato con
una produzione a fini amatoriali, spinti
da una grande passione e con metico-
losa attenzione al prodotto.
Il Greco di Bianco non può esse-
re messo in commercio prima
di un anno dalla vendemmia.
Si giunge così ad un vino dolce
dal colore giallo dorato bril-
lante con riflessi ambrati, con
una consistenza ricca e vellutata,
morbido ed armonico, molto elegante, che presen-
ta un ampio bouquet di profumi, tra i quali è possi-
bile riconoscere i fiori d’arancio, i preziosi agrumi
della Calabria, il miele, la frutta secca, su note di
erbe in sottofondo, che si vanno accentuando con
l’affinamento.
È un vino decisamente persistente, con sensazioni
finali agrumate e a volte lievemente balsamiche.
Ciò che sorprende è il suo perfetto equilibrio, do-
nato dalla fine trama di freschezza e sapidità che
ben si accompagna alle sensazioni morbide.
Ecco allora che gli abbinamenti più congeniali
sembrano essere la pasticceria secca, i dolci a base
di pasta di mandorle, i formaggi stagionati, in
particolare pecorini, piccanti a pasta dura, i piatti
a base di fegato d’oca. La temperatura di servizio
consigliata è di 14-16°, il calice più idoneo per la de-
gustazione è quello per vini passiti, di dimensioni
contenute e a stelo lungo.
E allora spingiamoci sin nella punta dello stivale
italico alla ricerca di questo prezioso e straordina-
rio nettare, per poterlo degustare contemplando e
meditando le bellezze naturali calabresi in cui vie-
ne coltivato con amore e dedizione, nel solco della
tradizione, con un occhio puntato alle innovazioni
del settore enologico che non ne snaturino la parti-
colarità e la consuetudine.
L’appassimento delle uve
Gelsomino
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