Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
SALE E VINO NEL PASSATO:
UDITE UDITE!
Può sembrare una coniugazio-
ne strana questa del titolo ma in
realtà hanno qualcosa in comu-
ne. Noi consideriamo oggi il sa-
le soltanto come un insaporitore
e il vino una bevanda tesa a dar-
ci piacere e per esaltare abbina-
menti con il cibo.
Sale di Cervia, di Maldon, il rosa
dell’Himalaya e il rosso delle Ha-
way, il Balinese e il grigio dell’At-
lantico, il nero di Cipro, Iodato
ed ancora altri, sono oggi spes-
so delle mode e curiosità. Fino al
medioevo il sale però, oltre a dar
sapore ai cibi era considerato an-
che un alimento energetico. Ai
tempi di Roma era addirittura la
moneta con cui venivano pagati
i legionari e da qui deriva infatti
il termine salario. Gli ufficiali ro-
mani venivano invece pagati con
una moneta che si chiamava
Sti-
pes
e da qui nacque poi il termine
stipendio e... gli ufficiale acqui-
stavano poi il sale dai legionari
durante le campagne militari.
Il sale lo si usava addirittura co-
me antibatterico spalmandolo
su ferite anche da arma da taglio
e ne facevano uso per la pulizia
orale sfregandolo con le dita sui
denti insieme all’urina.
Quindi era qualcosa di molto più
importante di quanto lo consi-
deriamo oggi, perché secondo il
pensiero di allora dava anche vi-
gore. Era molto prezioso e caro
ed ecco il perché oggi si dice pa-
gare un conto salato senza cono-
scerne spesso la derivazione e ba-
sti pensare che una lunga strada
venne costruita dai romani per
approvvigionarsene: la via Sala-
ria. Gli Incas che lo prelevavano
nel deserto boliviano dell’Ataca-
ma lo chiamavano addirittura
“oro bianco”.
E il vino? Anche questo era allo-
ra considerato un alimento ener-
getico a tal punto che nella bat-
taglia del Metauro i Galli, alleati
dei Cartaginesi, ne fecero stra-
buso tra la sera precedente fino
al mattino e per questo motivo
che i due Consoli romani, Marco
Livio Salinatore e Tiberio Clau-
dio Nerone, decisero di sfondare
il fronte verso di loro e vi riusci-
rono vincendo la battaglia.
Vi sono molte reali raffigurazioni
scolpite su pietre monumenta-
li dove si vedono i Romani trai-
nare controcorrente sul Rodano
con funi da terra barche cariche
di otri di vino. Federico Barba-
rossa durante l’assedio di An-
cona del 1174 pose il suo stato
maggiore sulle alture di Morro
d’Alba (Morro significa collina
che guarda verso l’alba, cioè ad
est) e fece man bassa di tutto il vi-
no prodotto nelle campagne per
ristorare le sue truppe e se stesso.
Anche Greci e Fenici davano le
stesse considerazioni al sale e al
vino, anch’essi infatti ne porta-
rono un grosso contributo al-
la divulgazione soprattutto della
sacra bevanda che deliziava an-
che le divinità dell’Olimpo e nel-
la cultura ellenica con il vino si
lavavano anche le rimanenti os-
sa dei morti dopo la cremazio-
ne. Non dimentichiamo poi che
il sale Natron era elemento fon-
damentale per le imbalsamazio-
ni egizie, ma anche il vino, oltre
alla quotidiana birra che chia-
mavano
Zythum
, era in uso sia
nei festeggiamenti che nelle liba-
gioni per onorare i defunti; nel
contesto anche in Mesopotamia
Sumeri, Assiri e Babilonesi ne fa-
cevano buon uso, senza dimenti-
care poi i Cinesi e gli Indiani.
4