Vosne Romanèe rimane pur sempre il più affasci-
nante e significativo
Lieu dit de la Nuit
, se non di
tutta la Borgogna. Poggia su di un altipiano circon-
dato da rilievi che vanno dai 250 ai 300 metri, con
l’appellativo appunto di
Côtes
(Coste o Colline) e
con terreni eterogenei composti da roccia calca-
rea, argilla e conglomerati sedimentari. Molti
dei vigneti sono chiusi da muretti, i famosi
clos
, concepiti anticamente dai monaci cister-
censi per delimitare allora le proprietà della
chiesa e nel tempo fino ad oggi quelle dei
Domai-
ne
(Dominio o Proprietà).
Il clima de la Nuit è semi continentale con inverni
abbastanza freddi ed estati moderate, ma con il ri-
schio spesso di forti grandinate e all’uopo vengono
a volte stese reti protettive. Nella stagione fredda
invece durante le gelate vengono accese lungo i fi-
lari le
chauffage
(stufe). Le viti sono alquanto basse
e i filari stretti, quasi niente macchine agricole e
da sempre gli aratri che vi operano sono tirati da
possenti cavalli bretoni per non impattare sui ter-
reni e gli stessi filari. I vigneti hanno generalmente
un’esposizione verso sud-sud est.
Le colture sono essenzialmente biologiche e le
opere di cantina assolutamente ridotte al minimo;
niente pompe e i travasi, come nel caso del Ro-
manèe Conti, avvengono sempre per caduta. Le
produzioni per ettaro sono bassissime e tradotte
in mosto scendono spesso fino a 25 ettolitri.
La dicitura
Monopole
, posta sulla piccola etichet-
ta a mezza luna sotto il collo della bottiglia, iden-
tifica un legale diritto di esclusività e in alcuni
Grand Cru le bottiglie vengono rigorosamente
numerate. Se si va ad acquistare ad esempio una
bottiglia di Romanèe Conti presso la stessa
Maison monsieur De Villaine vi direbbe:
“Lei
può vantare di essere l’unico al mondo a pos-
sedere la bottiglia N° 290 o 560 che sia, della
vendemmia 1999”
e ti spara diverse migliaia
di Euro. Basti pensare che in un’asta organiz-
zata da Soteby’s a New York una bottiglia di
questo della vendemmia 1945 venne battuta
alla modica cifra di 558.000 dollari.
È comunque ovvio quindi che, a scanso
delle piccole produzioni che nel caso del
Romanèe Conti si attesta in media a poco
più di settemila bottiglie e in alcune scarse annate a
circa duemilacinquecento, la critica dice che tutti i
produttori approfittino di questa grande consacra-
ta nomea della Borgogna e se la tirino e consideran-
do poi personaggi significativi come Robert Parker
che con le sue super valutazioni dà loro una grande
mano... i giochi son fatti.
Quindi ci sarebbe da dire che come nell’alta moda,
vedi Gucci, Hermes, Vuitton ecc. si paga di più il
brand di quanto racchiuda una bottiglia di vino,
ma qui il brand ha un imparagonabile valore ri-
spetto alle grandi firme dell’alta moda.
Approfitto ancora del Romanèe Conti per descri-
verne le caratteristiche organolettiche generiche da
esperienze passate: naso opulento di confettura di
piccoli frutti rossi, viole, tabacco dolce e delicate
spezie esotiche che si aprono lentamente ma poi
esplodono, chiudendo con fini note balsamiche;
moderata acidità e gradevolissima sapidità, con
l’abbraccio di un giusto titolo alcolometrico che è
in media di circa 13% vol, morbidezza assoluta e
tannini più che setosi con un perfetto equilibrio.
L’intensità è seguita da lunga e delicata persistenza
e il risultato finale è di grande finezza e totale ar-
monia da 100/100, come lo premia Robert Parker.
A che cibi abbinare un vino di si tanta nobiltà? Di-
menticate Amatriciane, Ossibuchi e Trippe che la-
sciamo ai nostri bei Vini rossi: qui la sublimazione
avviene da sempre con i grandi della cucina inter-
nazionale come lo Chateaubriand, il Filetto Wel-
lington, Beuf bourguignon, Entrecôte Marchand
de vin, Filetto Voronoff, Sella di vitello Orloff e la
Canard à la presse per citarne alcuni: quindi nobil-
tà del vino... nobiltà del cibo.
Pour votre santé!
Il vicino Château du Clos de Vougeot
La bottaia della Domaine Romanèe-Conti
Aubert de Villaine
Madam Lalou Bize-Leroy
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