Sommeliers Marche Magazine 58 - page 14

…E IL MOLISE?
Il Molise non esiste,
un tormentone degli ultimi anni che utilizzato con
sapiente ironia da tanti miei corregionali ha in-
curiosito i più diventando un vero e proprio spot
e incentivando il turismo del piccolo Molise, che
nel frattempo ha fatto grandi passi avanti anche
a livello enologico. Dal punto di vista vitivinico-
lo possiamo definirlo una ‘cerniera’ con le regioni
confinanti, principalmente Abruzzo e Campania:
il Molise ha infatti in comune i principali vitigni
coltivati con queste due regioni, Trebbiano e Mon-
tepulciano con l’Abruzzo, e Falanghina e Agliani-
co con la Campania.
Tuttavia nell’ultimo ventennio la Regione, grazie
alle sue caratteristiche pedoclimatiche e a un viti-
gno che si è particolarmente adattato nella sua fa-
scia collinare dal clima continentale, si è ritagliata
una sua identità vitivinicola portando alla ribalta
la Tintilia, un grande autoctono che era pratica-
mente scomparso nel secondo dopoguerra e che
dalla fine degli anni ‘90 del secolo scorso è stato
progressivamente reimpiantato con risultati ecce-
zionali e sorprendenti. In realtà la coltivazione di
questo vitigno in Molise ha origini antichissime,
testimonianze sulla sua presenza risalgono alla
fine del 700, in epoca Borbonica e ne parla ufficial-
mente l’agronomo Raffaele Pepe di Civitacampo-
marano nel 1810 in un suo manoscritto.
La Tintilia infatti arrivò in Molise nella seconda
metà del ‘700 durante la dominazione spagnola dei
Borboni e questa nuova varietà si acclimatò così
bene da diffondersi sul territorio molisano tanto
rapidamente che, alla fine dell’800, era la varietà
maggiormente coltivata in tutto il contado del Mo-
lise. Purtroppo, a causa della scarsa produttività
questo nobile e antico vitigno, cadde progressiva-
mente nell’oblio e rischiò addirittura l’estinzione.
Si deve a diversi lungimiranti produttori, e princi-
palmente a Claudio Cipressi, che ne favorì la ricerca
e il riconoscimento da parte dell’Università degli
Studi del Molise grazie all’illuminante incontro
con l’agronomo Michele Tanno, la sua riscoperta e
il reimpianto delle prime barbatelle recuperate da
un’antica vigna ad alberello a partire dalla fine degli
anni ‘90 del secolo scorso. Il vigneto madre venne
da lui impiantato nel 1998 e nel 2001 vennero im-
bottigliati i primi vini sotto la denominazioneMoli-
se Tintilia DOC. Fortunatamente la Tintilia, grazie
alle sue notevoli doti di adattamento (è un vitigno
rustico che resiste bene al freddo, alle malattie ed
all’attacco di muffe), dimostrò fin da subito la sua
stoffa arrivando a produrre vini di notevole qua-
lità. Diversi produttori ci hanno creduto reimpian-
tandola, al punto che dopo poco più di un decennio,
nel 2011, si è arrivati all’istituzione della DOC Tin-
tilia del Molise, un grande riconoscimento per la
Tintilia, unico vitigno autoctono a fregiarsi di una
Doc esclusivamente dedicata nella regione. Sono di-
versi i fattori che hanno determinato il successo di
questo vitigno, possiamo comunque sintetizzare in
tre punti fondamentali le caratteristiche intrinseche
che fanno di queste uve un grande vitigno:
Enzo Torelli
Sommelier
San Felice del Molise, sede
dell’azienda Claudio Cipressi
(Foto: Enzo Torelli)
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