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Il mondo del vino italiano è in fibrillazione di fronte
al via libera dell’Europa alla richiesta dell’Irlanda di
adottare sulle etichette degli alcolici gli avvisi, come
sulle sigarette,
«il consumo di alcol provoca malat-
tie del fegato»
e
«alcol e tumori mortali sono diretta-
mente collegati»
.
Mentre il governo italiano, con il ministro dell’A-
gricoltura Francesco Lollobrigida e il ministro de-
gli Esteri Antonio Tajani, promette battaglia, sale
la preoccupazione che l’esempio irlandese sia segui-
to da altri Paesi. A riguardo l’opinione di autorevo-
li accademici sono tutti concordanti che è indispen-
sabile distinguere tra abuso e consumo responsabi-
le di vino altrimenti si annullano risultati scientifici
che hanno dimostrato la presenza nel vino di sostan-
ze (resveratolo, polifenoli, flavonoidi...) utili alla sa-
lute umana. L’approccio corretto al consumo è altresì
dettato da abitudini culturali e alimentari che vanno
insegnate laddove non esistono, ma non con i divie-
ti e la cattiva informazione bensì con programmi di
formazione ed educazione al vino, che non è soltan-
to una bevanda alcolica ma anche espressione del-
la storia dei territori e dell’uomo da oltre 8mila anni.
Porre in allarme i cittadini sulla “nocività del vino”
a prescindere dalle quantità consumate, dagli stili
di vita e dalle abitudini alimentari, oltreché contra-
rio alle numerose evidenze scientifiche a sostegno
del ruolo positivo che il consumo moderato di vi-
no svolge all’interno di una corretta alimentazione
ispirata alla dieta mediterranea, è sbagliato.
L’argomento vino e salute è un dibattito che non
avrà mai fine. Un binomio che anima un con-
fronto che è cambiato continuamente nel
tempo, fortemente influenzato dall’evoluzio-
ne dell’umanità, dal progresso e dall’avan-
zamento delle conoscenze. In un’epoca
non molto distante dalla nostra, in cui il
principale problema era la sicurezza ali-
mentare, Louis Pasteur scriveva, nel suo
straordinario libro sulle malattie del
vino pubblicato nel 1866, che
“Il vino
è la più igienica e sana delle bevande”
(ai
suoi tempi, l’acqua era invece molto perico-
losa).Il vino, come bevanda contenente alcol
è unica, per il modo in cui viene ottenuta,
per i forti legami con i territori di origine
dei quali è un formidabile ambasciatore,
per il modo in cui viene consumato, in
piccoli sorsi in abbinamento ai pasti, per
la cultura e per le forti tradizioni ad es-
so legate. Gli studi e le ricerche su questa
tematica sono andati avanti per decen-
ni fino alla clamorosa notizia del 1991,
quando l’epidemiologo francese Serge
Renaud in un’intervista ad una rete te-
levisiva americana, discutendo del lega-
me tra coronopatie e assunzione di lipi-
di, parlò per la prima volta di
“paradosso
francese”
o di
“effetto Bordeaux”
, ossia:
“bere vino, specialmente rosso, determina una signi-
ficativa riduzione di malattie cardiovascolari anche
se la dieta è ricca di lipidi”
. Studi successivi hanno
messo in evidenza che probabilmente questo effetto
positivo era correlato alla presenza di resveratrolo.
Da quegli anni, gli studi scientifici sui compo-
sti presenti nel vino con un ruolo funzionale po-
sitivo sull’organismo si sono moltiplicati in modo
esponenziale ed in più di trent’anni le pubblicazio-
ni scientifiche prodotte sull’argomento vino e salu-
te sono giunte ad oltre 200.000. Lo scopo comune di
questa enorme mole di lavori scientifici è stato quel-
lo di dimostrare gli effetti benefici del vino assunto
in modo responsabile ed in dosi moderate nell’am-
bito di uno stile di vita sano.
Più che di riduzione dei consumi, a mio avviso, è ne-
cessario parlare di una ottimizzazione dei consumi,
di un approccio intelligente al consumo di bevande
alcoliche, di un consumo moderato e responsabile.
È l’unico modo per eludere una delegittimazione del
vino che spianerebbe la strada ai movimenti anti-al-
col i quali oscurerebbero la verità sul vino determi-
nando più un danno che un reale aiuto alla salute
pubblica. Forse, per i Paesi storicamente produttori,
il consumo è di norma più corretto perché vino e vi-
gna fanno parte di una elevata tradizione culturale.
Ma in generale e per tanti altri Paesi occorre attiva-
re programmi di formazione ed educazione al vino
che facciano comprendere l’altissima valenza cultu-
rale di questo prodotto, sostenendo il consumo re-
sponsabile soprattutto durante i pasti ed all’interno
di uno stile di vita sano.
È necessario lavorare in modo incisivo su una ap-
propriata e corretta informazione verso i consu-
matori, coinvolgendo tutti gli attori della filiera dai
produttori, ai consorzi, alle associazioni di catego-
ria ed ovviamente alle istituzioni. Tutti uniti, dob-
biamo comunicare in modo corretto, non per na-
scondere, ma per aiutare a capire, perché spiegando
bene che cosa è realmente il vino è possibile ottene-
re il risultato di valorizzare ancora di più l’unicità di
questa straordinaria bevanda che ha conquistato il
mondo intero.
ALLARME DEI PRODUTTORI UE
IRLANDA: IL VINO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE
Gianluigi Marchionni
Esperto in sicurezza
alimentare