Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 65

Sono passati più di trent’anni dal giorno in cui il
Maestro Teodoro Bugari, incuriosito dall’assaggio di
“un vino torbido e dal colore accentuato..”
, e dopo es-
sersi documentato sulla vite da cui tale vino aveva
origine, disponendo inine di una consistente docu-
mentazione, sperò che qualche viticoltore si interes-
sasse al recupero di un vitigno dalle grandi poten-
zialità. E di strada da quel giorno il Pecorino ne ha
fatta... diventando oggi uno tra i dieci vini bianchi
marchigiani più apprezzato.
Il nome Pecorino, a dir poco singolare, potrebbe
avere origini bucoliche, e gli studi su di esso con-
dotti, porterebbero a identiicarlo etimologicamen-
te con le pecore che condotte al pascolo nelle alte
zone del iume Tronto, trovavano appetibili gli aci-
ni d’uva coltivata in loco. È un’ipotesi non del tutto
bizzarra e poi si sa che il lessico nella tradizione agri-
cola fa spesso riferimento a scene di vita campestre.
Altri nomi sono stati attribuiti a questo vitigno an-
tico, dalla maturazione precoce, come Moscianello
o Mosciolo, per la forma non compatta del grappo-
lo e dalla buccia sottile. I suoi natali se li sono con-
tesi per lungo tempo il Piceno e la provincia di Ma-
cerata, e benché dagli studi sulla vite e sul vino della
provincia di Ancona del 1871 si rilevasse che il Peco-
rino si coltivava un po’ ovunque nella nostra regio-
ne, è in area Picena, nei pressi di Arquata del Tronto,
che esso ha trovato la dimora ideale nel secolo scor-
so. Questa zona di bassa montagna dal clima fresco,
con escursioni termiche di un certo rilievo, dai ter-
reni ricchi di silice, racchiude gli elementi pedocli-
matici ideali per ottenere un vino di elevata acidi-
tà, fresco, e dal profumo intenso e persistente. Ed è
di queste caratteristiche sensoriali che il Pecorino si
fregia e per le quali sempre più nel corso degli ultimi
anni viene apprezzato dal consumatore.
Nei primi anni ‘80 proprio da Arquata vennero pre-
levati tralci per essere innestati, e da qui partirono le
sperimentazioni per individuare oltre al terreno ide-
ale anche l’esposizione migliore per reimpiantarlo,
tenendo conto della vocazione del vitigno. Fu il pro-
duttore Guido Cocci Grifoni a investire nella ricerca
del suo microclima ideale e riafermandone la colti-
vazione anche in alta collina, intuì che esso potesse
acquistare un posto di rilievo nel panorama dei viti-
gni autoctoni che il territorio italiano già possedeva,
e che potesse essere viniicato in purezza. Impiantò
il primo ettaro con grande lungimiranza.
Dovranno ancora passare 10 anni prima che gli ap-
profondimenti della ricerca scientiica sul Pecorino
diano l’impulso ad altre aziende a intraprenderne una
coltivazione più estesa. E comunque gli anni ‘90 so-
no anni diicili per la viticoltura in genere, tra la ten-
denza all’internazionalizzazione delle cultivar e l’esi-
genza pur sentita di insistere sulla via del recupero dei
vitigni autoctoni, rappresentando questi un esempio
di tipicità dentro un panorama viticolo sempre più
omologato. Scomparso dalle vigne delle Marche cen-
tro-settentrionali, ben più note per il Verdicchio, il
Pecorino continua oggi ad essere coltivato in area Pi-
cena, e lontani sono i tempi in cui il suo nome risul-
tava solo fra i componenti del disciplinare del Falerio,
e già da 4-5 anni lo troviamo riconosciuto nella DOC
“Oida Pecorino”. Certo è che la storia del Pecorino
si inquadra in pieno nell’evoluzione della viticoltura
marchigiana e italiana, dove vitigni a lungo conina-
ti in territori marginali per la loro scarsa produttività,
sono stati recuperati sia nelle potenzialità produttive
che da un punto di vista culturale. Reagire ai processi
di omologazione è sempre più un impegno che la vi-
ticoltura deve assumersi per salvaguardare un patri-
monio di tipicità locali che solo il nostro Paese vanta.
L’ITALICO: ESSENZA ASCOLANA
IL
P
ECORINO
Dr. Sandra Fioroni
Nella notte dell’undici
luglio ci ha lasciato
Guido Cocci Grifoni
.
L’AIS Marche si unisce
al dolore della moglie
Diana, delle figlie
Marilena e Paola
e di tutta la famiglia
per la grave perdita.
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