Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 67

“DOLCI” FRAMMENTI DI MEMORIE
MACERATESI DI UN TEMPO CHE FU
Patrizia Zega
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Pigramente abbandonata al tepore dei raggi del sole
di una delle forse ultime giornate estive, ingendo di
leggere le rimanenti pagine dell’ennesimo libro “di-
vorato” nei numerosi ma sempre più fuggevoli gior-
ni di vacanze agostane, mi crogiolo, ad occhi chiusi,
ad ascoltare lo sciabordare delle onde del mare sugli
scogli, mentre l’aria salmastra mi solletica piacevol-
mente le narici con un lieve pizzicorino…
Un’altra estate archiviata. “Tutto inisce. Tutto ri-
comincia.” Fin da piccola me l’ho sempre ripetuto
nella mente, quando volgevano al termine le vacan-
ze al mare scandite dagli orari dell’autobus con cui
si faceva “avanti e indietro” per Porto Recanati; e
di tanto ci si doveva accontentare. Per il resto, nelle
calde giornate estive aiutavo mia madre in cucina,
soprattutto a preparare marmellate con i frutti di
stagione, a cominciare da giugno con le visciole
per inire a settembre con i ichi, passando
per albicocche, pesche, mele cotogne, pru-
gne e inanco pomodori verdi.
Eproprio quando l’estate, al culmine della
sua opulenza di profumi e colori, iniziava
lentamente ma inesorabilmente a degra-
dare verso l’autunno, pur altrettanto inten-
so e generoso di tesori della terra, nella cucina
della mia casa paterna, ancora quasi “arcaica” per
la presenza imponente della stufa economica ma
anche per la pressoché totale assenza (ad eccezione
del frigorifero) di ogni elettrodomestico, le operose
mani della mamma si muovevano, destre, fra farina
di granturco, ichi, mosto, a preparare dolci tanto
semplici quanto squisiti, che sapevano un po’ anco-
ra d’estate, ma odoravano già d’autunno.
Golosissime le
frittelle di polenta
, preparate con gli
avanzi della stessa, o anche, come in tempi di grave
penuria, con ciò che della polenta restava attaccato
al recipiente di cottura (callà). La mamma addensa-
va questi avanzi con un po’ di farina di frumento,
li addolciva con la sapa e li friggeva nello strutto.
Ero già abbastanza grande quando allo strutto ven-
ne sostituito l’olio, e con uvetta e pinoli le frittelle
assunsero un gusto più ricco; eppure non di rado
mi capitava di pensare che forse le preferivo nella
prima, più povera versione, appena spolverizzate
con zucchero semolato.
Quando i miei zii, che abitavano ancora in cam-
pagna, avevano a disposizione mosto fresco e ce
ne facevano avere una quantità suiciente, si pre-
paravano i famosi
“sughitti”
(o
“sughetti”
), la mia
passione. Molto semplici, ma dal gusto accattivante
per il connubio fra la farina gialla e il mosto, pre-
ventivamente fatto iltrare e bollire: una polenta
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