La Qualifica,
le Competenze e...
gli Abbinamenti
“
Ci sedemmo dalla parte del torto,
visto che tutti gli altri posti
erano occupati !
”
(Bertolt Brecht)
Capita spesso di assistere nella
vita a delle improprie denomina-
zioni o definizioni di eventi, ed è
per questo che oggi vorrei centra-
re il mio editoriale su due carat-
teri essenziali del nostro lavoro
che ahimè sono passati di moda!
La Qualifica e la Competenza
Qualificare un evento con un ti-
tolo appropriato è essenziale per
la buona riuscita dello stesso, ne
sono una comprova iniziative
come “Di Arte in Vino” oppure
“Divino in Vino” od anche “Fale-
rio d’aMare”, “le Marche d’eccel-
lenza”; ognuna di esse dà un’esat-
ta idea di cosa ci si aspetta.
Poi però ci troviamo altre inizia-
tive che hanno dei nomi che non
corrispondono alla realtà: pren-
diamo ad esempio la manifesta-
zione “I Vini da pesce”. Che ri-
sultati ci aspettiamo da questo
concorso che con successo è ar-
rivato alla dodicesima edizione?
Sicuramente che i vincitori sia-
no degli ottimi vini abbinabili al
pesce! È cosi? Ne siamo sicuri...?
E con quale criterio vengono pre-
miati questi vini?
Mentre i sommelier e giornalisti
che hanno partecipato alla giu-
ria di “Falerio d’aMare” han-
no testato i vini ed i piatti
che i ristoratori hanno
preparato, valutan-
do vini ed abbina-
menti, nel concorso
vini da pesce vengo-
no premiati dei vini
suddivisi in varie ti-
pologie, che arrivano
a determinati punteggi,
tralasciando completamente l’og-
getto del concorso: il pesce!
Potrebbe essere più corretto sud-
dividere le metodologie di cottu-
ra così da avere vini per brodetti
e zuppe, vini per arrosti e gri-
gliate, vini per i fritti, vini per i
court-boillon, vini per antipa-
sti, vini per mitili e molluschi,
vini per crostacei, vini per sushi
e sashimi, una suddivisione più
esatta per lo spirito della manife-
stazione.
Quello che più mi dispiace, come
presidente dell’AIS Marche, è che
il nostro apporto al premio ri-
manga solo nel servizio; la giu-
ria che attribuisce il punteggio è
composta da giornalisti ed enolo-
gi, una composizione che ha si-
curamente competenza, ma noi ci
domandiamo: e l’abbinamento?
Mi trovavo in una delle ultime le-
zioni ai ragazzi dell’Istituto Mo-
rea in cui mi ero prefissato di
spiegare l’importanza del curri-
culum quale presentazione del
candidato ad un ipotetico lavoro
e mi sono imbattuto nella sezione
delle competenze.
Ho spiegato ai ragazzi che la
“competenza” è un termine de-
sueto e passato di moda, una vol-
ta utilizzato per definire la cono-
scenza specifica su determinati
argomenti o aspetti del sapere e
delle professioni, legato a talento,
esperienza e cultura.
Oggi è stato offuscato da termi-
ni come approssimazione, favo-
ritismi e furbizia. Ma noi Som-
melier non possiamo stare zitti,
il nostro fine ultimo è ed è sem-
pre stato l’abbinamento, noi stu-
diamo i vini ed i piatti solo per
questo scopo, abbiamo una di-
dattica che da quaranta anni si
occupa dell’abbinamento, abbia-
mo relatori e maestri che conti-
nuano a studiare la fisiologia del
gusto in continui aggiornamen-
ti. È per questo che da presiden-
te rivendico il nostro ruolo nel
nostro settore enogastronomico.
Chi meglio di noi può parlare di
abbinamento?
Come qualcuno mi ha fatto no-
tare, a questo nostro pregio man-
ca un riconoscimento legale, ed è
per questo che siamo esclusi da
giurie in cui la nostra competenza
è essenziale, sollevo quindi que-
sto problema a livello nazionale,
sperando che qualcuno venga in
nostro aiuto, ma domandandomi
chi può riconoscerci questa capa-
cità se siamo gli unici o comun-
que tra i pochi ad averla?
Editoriale del Presidente
_ Domenico Balducci
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