Sommeliers Magazine Marche n. 25 - page 11

È l’Alta Valle del Douro la culla di produzione del
Porto, separata dalle montagne di Marào e protetta
dai venti freschi dell’Atlantico. Le estati sono molte
calde e gli inverni sono freddi e rigidi.
È una terra di austera bellezza, quasi difficile da
descrivere, per quanto essa sia già decantata nei
libri di testo. In treno è possibile visitare da vicino
la vallata e la maestosità dei pendii baciati dal sole
che offrono un paesaggio da cartolina. Nel tratto
più spettacolare tra Mesão Frio e Pinhão, si avverte
la consapevolezza di essere nella culla di produzio-
ne del Porto. I vigneti sono piantati ogni dove su
terrazze abbarbicate sulle rive scoscese della Valle
del Douro e i sui affluenti. Le terrazze si elevano
l’una sull’altra quasi a formare gradoni di una pi-
ramide: un paesaggio fantastico!
Si può immaginare come può essere difficile qui
la raccolta delle uve, tanto da richiedere il diret-
to intervento dell’uomo laddove le macchine non
riescono a lavorare. In alcuni casi per l’impianto
dei vigneti, poiché il terreno è roccioso, spesso si
deve impiegare la dinamite per sgretolare la terra
ricca di scisti, una pietra simile all’ardesia, che re-
gala alle uve caratteristiche uniche che possiamo
ritrovare nei migliori tipi di Porto.
Gli acini di queste uve sono piccoli e grazie al clima
secco regalano al frutto un’ampia complessità di
profumi e fragranza. Molto importante è la raccol-
ta dell’uva al punto giusto di maturazione affinché
il colore del vinacciolo non sia più verde ma abbia
toni più caldi che in bocca poi sprigionino sentori
di tostatura.
L’antico rito della pigiatura con i piedi nelle larghe
vasche di pietra
(lagares)
è stato oggi sostituito da
macchine tecnologiche che riproducono gli effetti
della spremitura attraverso un apparecchio mec-
canico chiamato “dita di Porto”. Eppure alcune
cantine assicurano che, per le uve destinate alla
produzione delle grandi eccellenze come il Porto
Vintage, viene ancora conservato tale metodo anti-
co per la maggior delicatezza del piede umano.
Le cantine offrono ai visitatori tour gratuiti o a
pagamento per raccontare l’affinata arte di pro-
duzione del vino proponendo anche la visione di
videocassette. In questo modo viene dettagliata-
mente illustrata la vinificazione del Porto da parte
dei vendemmiatori che pigiano di notte i grappoli
accompagnati dalla musica. Inoltre all’interno del-
le cantine stesse è possibile degustare e acquistare i
prodotti della proprietà visitata.
Qualsiasi metodo venga usato, la vinificazione è
sempre seguita da un processo di “fortificazione”.
Al momento giusto, quando i lieviti hanno effet-
tuato in parte la fermentazione alcolica (6-8% di
alcool etilico), vengono aggiunti dell’acquavite o
brandy incolore in quantità precise.
Un tempo, antiche barche a vela
(rabelos)
traspor-
tavano le botti via fiume fino a raggiungere la cit-
tà di Oporto mitigata dalla brezza dell’Atlantico.
Oggi purtroppo esse sono state sostituite da au-
tocarri. Tuttavia, anche se non più utilizzate, le
famose imbarcazioni restano ormeggiate come
attrattiva turistica lungo le rive di Villa Nova de
Gaya, sponda sud di Oporto e patria delle cantine
di vinificazione.
Le vigne di Oporto
lungo la valle del Douro
Il Ponte Dom Luís I costruito
dall’ingegnere francese
Théophile Seyrig, discepolo
di Gustave Eiffel
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