Il più grande dei Maestri Sommelier italiani ci ha
lasciati la scorsa estate all’età di 89 anni. Non vo-
glio soffermarmi sul trapasso ma sull’uomo Teodo-
ro Bugari in vita. Si potrebbe sicuramente scrivere
un grande libro su Teodoro (Teo per gli amici).
Intanto era un gentil’uomo e…di questi tempi pur-
troppo la parola non è più nota e in uso. Personal-
mente, e sicuramente non solo io, lo considero una
sorta di Einstein dell’enogastronomia.
È stato precursore di tantissime cose che ci legano
al mondo del sano piacere di gustare. Un purista
per eccellenza che non accettava compromessi con
mode e taroccaggi. Il suo sapere partiva dalla nu-
da terra per salire ai livelli massimi di quanto que-
sta possa offrirci.
Nel lontano 1969 è stato fra i fautori della nascita
dell’Associazione Italiana Sommelier, ma soprat-
tutto il grande padre della didattica. Ed è per que-
sto motivo che venne nominato Presidente Onora-
rio Nazionale. Nel 1973 fonda e orgazizza la base
dell’AIS Marche con Ilario Berardi, Lamberto Ri-
dolfi e me scrivente. Poco dopo darà vita all’AIS
Abruzzo. Allora il vino era soltanto una bevanda
ottenuta ancora da pigiature a piedi nudi in campa-
gna o al torchio di legno nelle cantine, lasciato poi a
se stesso. Egli, combatterà battaglie contro i mulini
a vento, sia in senso tecnico che politico, e in com-
plicità con i primi illuminati agronomi ed enologi
marchigiani di quel periodo darà il la alla moderna
filosofia vitivinicola di questa regione ed oltre.
Non era noto solo nelle Marche, anzi era sicura-
mente più conosciuto nel resto d’Italia. Un viaggia-
tore instancabile al pari di un esploratore. Teodo-
ro non guidava l’automobile pur essendo patentato.
Partiva il lunedi di prima mattina con il solito tre-
no da San Benedetto del Tronto per tornare a casa a
fine settimana. Dove andava? A fare scuola in tut-
ta Italia, isole comprese. E tutte le settimane, esclu-
se quelle di luglio e agosto, erano sempre così. Non
c’è terra d’Italia che Teo non abbia conosciuto, an-
zi, che non abbia calcato almeno tre o quattro vol-
te. Oggi era a Bari, domani a Napoli e il giorno do-
po ancora a Cagliari. Conosceva tutti gli orari dei
treni molto meglio di un qualsiasi ferroviere. No so
in quante panchine delle stazioni d’Italia si sia ad-
dormentato e passata li la notte. Spesso ci chiedeva-
mo “Ma come fa quest’uomo a muoversi in questo
modo?” E il bello è che non perdeva mai un treno e
stranamente, visto il vizio cronico delle ferrovie ita-
liche, arrivava sempre in perfetto orario.
Ai congressi nazionali la sua immancabile voce ve-
niva attesa come se dovesse parlare un Pontefice. I
produttori nazionali, soprattutto quelli del sud, ter-
ritorio a Lui più caro, lo osannavano. Quando arri-
vava Bugari arrivava un’eminenza. Tanti produttori
marchigiani ed abruzzesi devono a lui molto di più
di qualcosa. Qui da noi ad esempio, la rinascita del
Pecorino la si deve a Guido Cocci Grifoni e al suo
mentore Teodoro Bugari. Ma quanti altri del Pice-
no, di Serrapetrona, dei Castelli di Jesi e di Mateli-
ca devono al Maestro Bugari, per non dire poi i te-
ramani, pescaresi ed aquilani.
Non c’è maestro dell’AIS nazionale che non sia sta-
to suo allievo. Teo era l’esempio per eccellenza del
carisma e spesso, lo dico con somma devozione e
sottomissione, con la sua presenza creava anche di-
sagio, vista la statura. La sua cultura era senza li-
miti. Un suo preziosissimo libro titolato “Il Pesca-
to in Cucina ed in Tavola”, (Teodoro amava il mare
ed era pescatore) abilmente decorato e disegnato in
modo leonardesco ad inchiostro di china, entrerà
sicuramente nel tempo nelle più titolate biblioteche
d’Italia, non solo quale best seller ma come ope-
ra artistica. Questa potrebbere essere soltanto una
piccola prefazione di un libro a lui dedicato.
Ciao grandissimo! Maestro di tutti i maestri. E...
grazie per quanto hai donato ed insegnato all’Asso-
ciazione Italiana Sommelier!
grandissimo
Teodoro!
Ciao
di Gualberto Compagnucci
Il grande Maestro
Teodoro Bugari
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