Editoriale del Direttore
_ Gualberto Compagnucci
SONO ARRIVATE
ANCHE LORO!
Alcune recenti scoperte stori-
co scientifiche avallano l’ipotesi
che le dieci piaghe d’Egitto sia-
no fenomeni legati ad eventi di
carattere geologico e climatico
ed ovviamente molto diversi da
quelli raccontati anche nel film I
Dieci Comandamenti di Cecil B.
De Mille, con i personaggi di Ra-
messe II ( IXX dinastia) e Mosè.
Il flagello delle cavallette si ripe-
te spesso nelle regioni desertiche
del nord Africa, anzi, con fre-
quenza quasi annuale.
L’invasione di enormi stormi
di locuste è comunque segno
di grandi variazioni climatiche
che può colpire tutte le aree del
Mediterraneo. Quest’anno so-
no arrivate le cavallette africane
anche da noi e… non per sentito
dire ma da diretta esperienza; ne
ho avvistate e catturate alcune
sul terrazzo di casa mia.
Trovare qualche nostrana picco-
la cavalletta nel mese di agosto in
un terrazzo ben fiorito sarebbe
più che normale ma…quando si
tratta delle grosse africane, quasi
mai viste prima nel nostro terri-
torio, ci conferma ulteriormente
l’evidente cambiamento climati-
co che stiamo vivendo.
Lunghe 8/9 cm, con un’ apertu-
ra alare di circa 12 cm, di color
grigio nocciola; ne ho identifica-
te nello stesso momento una de-
cina nel solo spazio di 24 metri
quadri di terrazzo. Vero è che
questo possa attrarre diversi pic-
coli volatili, ma il tipo di locuste
era proprio fuori luogo.
Ho controllato alcuni testi e ve-
rificato su internet e la varietà
corrisponde al genere migratorio
africana. E allora, vi chiederete?!
Rispondo: le tiepide spiagge del
Baltico sono diventate calde in
estate al pari di quelle di Rimi-
ni, della Riviera del Conero e
del Salento. Gli inglesi stanno
intensificando la coltura della
vite nelle contee meridionali e
non lo avrebbero mai fatto pri-
ma e anche gli olandesi, maestri
di botanica, stanno pensando
la stessa cosa. Abbiamo sem-
pre considerato la Champagne,
L’Alsazia, la Mosella le zone più
estreme per la coltivazione della
vite e tra non molto si dovranno
rimappare i vigneti d’Europa e
la concorrenza internazionale
aumenterà ancora. Come già di-
mostratoci da autorevoli docenti
della Facoltà di Agraria di Anco-
na diversi vitigni autoctoni itali-
ci entreranno in crisi produttiva
e molti altri alloctoni prenderan-
no sempre più campo.
Le estati sono ormai più brevi
ma più calde e torride e
gli inverni più lunghi e rigidi:
le mezze stagioni
non esistono più.
Il Mediterraneo si trova quindi
fra la morsa dell’anticiclone afri-
cano che tende a salire e quello
artico che vuole scendere; l’u-
midità è di conseguenza in forte
crescita e l’armillarea mellea sta
proliferando nei sughereti.
Alluvioni cicloniche, trombe
d’aria e tornado sono in costante
agguato e ne abbiamo avuto già
diverse esperienze.
Gli italiani dovranno quindi
cambiare stile di vita? Probabil-
mente sì e forse anche nell’ali-
mentazione, visto che nel Medi-
terraneo sono entrate 60 nuove
specie di pesci e ne sono scom-
parse quasi altrettante.
Speriamo comunque di riuscire
sempre a bere degli ottimi calici
di vino anche se dovessero chia-
marsi…Cabernet.
Un punto positivo? Probabil-
mente non sarà per la nostra
campata e… preoccupati ri-
mandiamo il problema ai po-
steri, fiduciosi che sappiano or-
ganizzarsi e gestire al meglio la
situazione. Però, tutto sommato,
quest’anno la vendemmia è an-
data
ad hoc
e con buone acidità,
per vini sicuramente ben strut-
turati e longevi. Sì ma, speriamo
non sia solo un caso.
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