Sommeliers Magazine Marche n. 33 - page 5

ECCOCI QUA!
2014 L’ULTIMA MODA:
IL VINO È ‘SELFIE’
Eccomi qua, eccoci qua, la mia
squadra di delegati riconferma-
ta quasi per intero, è giusto evi-
denziare che la mia candidatura
e il lavoro svolto sino ad ora sono
frutto di una squadra di delega-
ti e consiglieri a cui devo molto.
Volevo ringraziare in particola-
re la delegata di Ancona Federi-
ca Bartolucci che ha lavorato con
noi in questi anni e che lascia il
posto al nuovo Marco Galeazzi.
Grazie per il lavoro svolto e spe-
ro di collaborare ancora in futu-
ro, grazie Fede!
Siamo e sono pronto per un nuo-
vo mandato, dopo aver vissuto
quattro anni di battaglie e com-
plicazioni, che però ci hanno
dato modo di ristabilire i ruoli
nella nostra sezione e di darci un
assetto per progredire come as-
sociazione.
Ci aspettano quattro anni con
l’intento di costruire e progetta-
re la nuova AIS, con l’obbiettivo
di divenire un supporto unico e
indispensabile della promozione
territoriale.
A tal proposito, cercavo di evita-
re un discorso ma non ci riesco:
vedo che tutte le regioni si fan-
no rappresentare al Vinitaly dai
sommelier delle proprie sezioni,
esempi più eclatanti sono l’eno-
teca pugliese gestita interamen-
te dall’AIS Puglia, l’AIS Abruz-
zo a cui viene affidata anche la
presentazione dei prodotti tipici
e potrei fare ancora tanti esempi,
non il nostro, perché nelle Mar-
che le istituzioni non si rivolgono
all’associazione più importante
del settore, quella che ha un nu-
mero di soci maggiore nelle Mar-
che, come in tutta Italia, ma si ri-
volge ai privati.
Mi dispiace vedere sommelier in
ogni situazione tranne che nel-
le Marche, è per me una sconfit-
ta, per l’idea che ho del ruolo di
questa figura: noi sommelier non
vendiamo vino, promuoviamo
un territorio.
Prendiamo in prestito questo termine che spopola sui so-
cial network, l’autoritratto, lo scatto che piace a tutti e
sta contagiando anche il mondo vino con l’ultima moda
del momento: il vino selfie, homemade.
Non intendo certo prendere in considerazione i famosi
kit ‘fai da te’ che si trovano in commercio, soprattutto
nell’e-commerce e che trasformano l’acqua in vino come
per miracolo (mi ricorda qualcuno...), queste soluzioni
lasciamole a chi non conosce il lavoro e il sacrificio che
i vigneron mettono dentro una sola bottiglia di netta-
re e commiseriamo chi beve quell’acqua miracolata dal-
la chimica, da acidi e tannini. Ma non sto neanche par-
lando delle trovate come quella di adottare un filare di
vigna, partecipare magari alle operazioni di potatura e
vendemmia, per poi ritrovarsi a comperare delle bottiglie
prodotte dall’azienda, confezionate dall’enologo secon-
do la sua personalissima idea di vino. Non mi riferisco
neanche a quello che spesso fanno i vip che o rilevano
cantine personalizzando i vini o si fanno produrre una li-
nea con l’etichetta disegnata personalmente. Non basta
avere il proprio nome sulla bottiglia per personalizzarlo
o per poter dire l’ho fatto io!
Il Wine-selfie di cui vi voglio parlare è ad un livello su-
periore, è quello che fa scattare la voglia di diventare un
vigneron per confezionare un vino seguendolo dalla po-
tatura verde sino alla barrique o tonneaux che sia e sta-
bilire, passo dopo passo, tutti i tempi della lavorazione.
Pensate a quanti sommelier, eno-appassionati potreb-
bero essere interessati da un’occasione come questa.
Quante volte nelle degustazioni o durante le visite nelle
cantine avrete sentito qualche saccente ospite rivolger-
si all’enologo o al vigneron con frasi come: “Io ci avrei
aggiunto del merlot”, oppure “Ma perché lo tiene così
tanto in barrique”, “Non avrei messo la malvasia”; ecco
l’occasione per verificare le tesi più disparate e le sele-
zioni più fantasiose, arrivando ad un vino che soddisfi i
propri gusti personali, partendo dalle selezioni delle uve
sino all’etichetta.
Sicuramente è un giochino che ha i suoi costi per il neo
wine-maker, ma l’idea è accattivante e le cantine avreb-
bero da un lato delle entrate supplementari date dagli
affitti, parte della produzione già venduta senza ulterio-
ri intermediari, grossisti, agenti, dall’altro la possibilità
di fidelizzare dei clienti, magari anche stranieri e crea-
re un volano turistico a favore della cantina e del territo-
rio: il cantiniere e gli enologi si ritroverebbero a gestire
dei clienti come fossero dei soci con le eventuali richie-
ste da soddisfare.
Comunque l’idea di avere un vino personale, il ‘mio vino’,
rispetto al quale io decido tutto, dai lavori in vigna fino
alla vinificazione in cantina e il successivo affinamen-
to, mi solletica e mi fa pensare già da ora al vitigno e
a come vorrei fosse la mia bottiglia, persino all’etichet-
ta! A voi no?!
Editoriale del Presidente
_ Domenico Balducci
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