Sommeliers Magazine Marche n. 34 - page 36

Kalepa ta kala
: «le cose belle sono difficili», recita
un antico proverbio greco. È il pensiero che mi ha
accompagnato durante il viaggio di ritorno dall’a-
zienda vinicola Schwaab di Koblenz (o, per essere
più precisi di Güls, antico insediamento celtico, nel
cui stemma campeggia, non a caso, un bel grap-
polo d’uva!), adagiata lungo le rive di una Mosella
bella (e gelata) da togliere il fiato.
Un pensiero che ha accarezzato per tutto il tem-
po la mente di chi scrive, sull’onda delle carezze
abbondantemente elargite ai sensi dall’eleganza
misurata e, proprio per questo, suprema di vini in-
dimenticabili e del territorio che fa loro da cornice
e da culla. E probabilmente è proprio l’eleganza
il filo conduttore di questo itinerario del corpo e
dell’anima, quell’eleganza sobria che nasce dalla
capacità di armonizzare i contrari e di farsi raffi-
nati interpreti dei numerosi crocevia che caratte-
rizzano questi luoghi.
D’altro canto Koblenz (Coblenza), una delle più
antiche città tedesche, fondata dai Romani nel 9
a.C. nella parte settentrionale dell’attuale Renania-
Palatinato con il nome, non a caso, di castrum ad
confluentas, rappresenta il crocevia per antono-
masia, visto che è proprio qui, nel punto chiamato
Deutsches Eck (“angolo tedesco”), che la Mosella e
il Reno si incontrano, confluendo l’uno nell’altra.
Un luogo d’incontro (forse magico come pochi al-
tri) che è anche terreno di armonie, e, più nello spe-
cifico, risultato di quel sapiente marriage costituito
dall’armonia per eccellenza, ovvero da quell’armo-
nia degli opposti che, oltre ad essere la più duratu-
ra e la più bella (così come l’antico filosofo Eraclito
aveva già compreso più di 2500 anni fa!) rappre-
senta la regola aurea dell’abbinamento per contrap-
posizione (che, come noto, ha appunto lo scopo di
creare un equilibrio armonico tra le caratteristiche
organolettiche opposte del cibo e del vino).
In questo senso la visita all’azienda vinico-
la Schwaab (o meglio sarebbe dire alla Weingut
Schwaab, visto che Weingut è il termine che i tede-
schi usato per dire “cantina” ma che, letteralmente,
significa “vino” - “buono”!) rappresenta, in molti
modi e a molteplici livelli, la perfetta espressione
di un’armonia dei contrari: un’armonia tra le aspe-
rità dei luoghi (in cui le vigne, che si inerpicano
su pareti a tal punto scoscese da raggiungere una
pendenza del 68%, vengono coltivate mediante il
tradizionale sistema di terrazzamenti) e le avvol-
genti morbidezze del vino; tra il freddo estremo di
queste terre (dovuto a una latitudine limite per la
coltivazione della vite, visto che siamo addirittura
sul 50° parallelo!), in cui, fino a pochi decenni fa,
la Mosella gelata costituiva una improvvisata pista
di pattinaggio sul ghiaccio per la gioia dei bimbi
del luogo- ci racconta la nostra deliziosa guida
Zarah Herrmann, e il caldo abbraccio trasmesso,
oltre che dal vino, anche dalle persone (Christof
Schwaab in primis) che lo producono con passione
e competenza; tra le oscurità impenetrabili delle
cantine (risalenti al 1861, e precedentemente usate
come miniere) scavate nell’ardesia, e la straordina-
ria luminosità del vino; tra il silenzio che avvolge i
luoghi in un’aura di rarefazione e di “sacralità”, e
VISITA ALL’AZIENDA VINICOLA SCHWAAB DI KOBLENZ
LE CAREZZE DEL RIESLING
Arianna Fermani
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