Sommeliers Magazine Marche n. 34 - page 27

Furono proprio gli inglesi nel XVIII a valorizzarlo
e diffonderlo ovunque, come accadde con il Porto,
lo Sherry, il Malaga ed il nostro Marsala. Non ri-
uscendo a produrre vino ma attratti da tale sacra
bevanda i britannici si sono impadroniti di questi
creandone un monopolio commerciale. Anche gli
italiani ebbero a che fare nel lontano passato con
l’isola e se scaviamo nel tempo questa fu base delle
marinerie fenice e puniche in cerca di nuove terre
da scoprire oltre le Colonne d’Ercole.
Personaggi famosi hanno molto apprezzato il Ma-
deira tra i quali ricordo Thomas Jefferson che vi
brindò alla definitiva liberazione dagli inglesi e alla
costituzione dei nuovi Stati Uniti. Wiston Churcil
passava spesso le sue vacanze a Madeira e tra un si-
garo e una lettura amava gustarne diversi bicchieri.
Anche the royal majestic Giogio V esigeva che
nelle sue cantine non mancasse mai il Madei-
ra al quale era particolarmente affezionato.
Vini e vitigni
Madeira è la denominazione di base di diversi tipi
di vino accomunati dalla stessa filosofia produttiva
e che nascono da vitigni assolutamente autoctoni
come il bastardo, complexo, tinto negra… allevati
sui terreni vulcanici. Cabernet, Chardonnay, Sau-
vignon sono nomi impronunciabili e sconosciuti
in questo luogo. I primi tentativi di produrre vino
avvengono a metà del XIV secolo ma è poi nel XVII
che si arriverà a fare qualcosa di serio. La storia nar-
ra che nel cinquecento un condottiero portoghese
approdato con le sue navi nell’isola non riuscendo
a crearsi un varco nella fitta foresta tropicale che
la ricopriva interamente vi fece appiccare il fuoco
e quindi prenderà il nome di Madeira. L’immenso
incendio si dice durasse per sette anni e non rima-
se neanche un’albero, ne un cespuglio. Si crearono
però le condizioni ideali per piantare vigne e suc-
cessivamente canna da zucchero introdotta dalle
americhe. Da qui inizia la storia del Madeira. I vini
vengono scoperti un secolo e mezzo dopo dagli
stessi inglesi che avevano preso possesso dell’isola
considerata piattaforma strategica per i commerci
in Atlantico. Come accadde con John Woodouse
per il Marsala questi vini essendo alquanto debo-
li di struttura vennero fortificati con aggiunte di
etanolo da zucchero di canna o acquavite (gene-
ralmente brandy), riscaldati poi in cantina a circa
50°C con il metodo delle “estufas o estufagen”, pro-
ducendone in condizioni aerobiche una forte ossi-
dazione. Ecco perché maldestramente alcuni igno-
ranti definiscono un vino ossidato con il termine
improprio di “maderizzato”. Imbarcati i barili sui
brigantini commerciali facevano il giro del mon-
do fino alle colonie indiche e del mare australe e si
scopri che fra beccheggi e rollii della nave e con le
forti escursioni termiche nell’attraversare l’equato-
re questo migliorasse notevolmente, a tal punto da
meritare il nome di Vinho de roda (vino di rotta).
I Madeira vengono generalmente prodotti con il
metodo soleras e quindi assemblati tra diverse an-
nate ma spesso anche in single barrel, soprattutto
quando si tratta di vino proveniente da unica gran-
de vendemmia. Le tipologie si distinguono in Ser-
cial, Boal, Verdelho, Malmsey, Moscat e Terrantes,
quest’ultimo ormai raramente prodotto.
È nota la struttura imponente di questi vini che
sono considerati i più longevi al mondo. Sono state
stappate di recente bottiglie super datate di fine set-
tecento in ottimo stato di conservazione. Vendem-
mie ottocentesche sono in bella mostra in diverse
enoteche isolane, di Lisbona e Londra e spessissi-
mo sono protagoniste delle più interessanti aste da
Crhistie’s e Sotheby’s. Io stesso ebbi modo di veder-
ne di varie secolari annate in alcune enoteche della
capitale lusitana e nella grande cantina del presti-
gioso Hotel Don Pedro dove lavoravo. Gran parte
di queste non sono vestite da una normale etichetta
ma scritte a vernice bianca che tengono ancora un
quasi immacolato candore.
L’isola di Madeira
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