italiane, in tavola si sistemano i calici provenienti
da Venezia, la famosa “forchetta” e tanti altri aspet-
ti tipicamente italiani.
Un ultimo aneddoto riguarda la Regina Madre,
ostile alla nuora come da migliore tradizione, ordi-
nò che alla Corte si apparecchiasse con le posate ro-
vesciate, cioè ponendo il cucchiaio con la convessa
verso l’alto e la forchetta con i rebbi sulla tovaglia,
cosi da mostrare il retro della posata e nascondere il
vistoso stemma dei Medici impresso sull’impugna-
tura... un misero dispetto che dovrebbero tenere in
considerazione gli
snob
che credono sia più elegante
apparecchiare alla francese.
La preparazione della sala da pranzo e della tavo-
la si compie ancor prima dell’arrivo dell’ospite. Sul
tavolo non solo posate e piatti, ma tutto ciò che lo
arreda, compresi suppellettile e decorazione, anche
quelle floreali. Per non incorrere in errori ricordarsi
che le prime posate da utilizzare sono quelle poste
più lontane dal piatto segnaposto, quelle poste all’e-
sterno, le “prime” della serie.
In casa le preoccupazioni sono tante, dalla scelta del
menu all’abbinamento con i vini, dall’allestimento
della stanza da pranzo a quello del tavolo, se tutto
ben preparato è sinonimo di raffinatezza e cura nei
confronti degli ospiti.
Nulla va lasciato al caso: il segnaposto a due centi-
metri dal bordo del tavolo, i calici allineati in diago-
nale dispetto al segnaposto, le posate a scalare sen-
za infilarle sotto il piatto, i tovaglioli lindi e piegati
in modo uniforme, e così tutto il resto per creare il
“colpo d’occhio”!
La
mise en place
della tavola ruota intorno alle pie-
tanze proposte nel menu che deve essere adegua-
to all’occasione. L’etichetta rivela che tutto deve
essere adeguato all’evento che si vuole proporre:
così un menu che offre piatti della tradizione vor-
rà stoviglie e tovagliato adeguato per essere mag-
giormente apprezzato; di contro caviale beluga o
aragosta chiederà fini porcellane e tovagliato di
materiale nobile.
“Una tavola ben apparecchiata è indice di raffinatez-
za e di buona educazione e dimostra la cura e l’atten-
zione che i padroni di casa hanno verso gli ospiti”,
frase che si trova sovente in molti siti ed è perfet-
ta per descriverne il significato della
mise en place
.
L’apparecchiatura prevede una serie di gesti fatti con
ordine e precisione: dopo aver sistemato la stanza da
pranzo, abbellendola con piante e suppellettili, sul
tavolo va posto il “mollettone” che lo coprirà. Que-
sto panno di cotone spesso svolge diverse funzioni:
attutire accidentali colpi, assorbire eventuali liquidi
versati, ma anche far stare comodi gli avambracci
degli ospiti che vi si appoggeranno. Poi si stende la
tovaglia, candida e stirata in modo perfetto, su di
essa va posto in primo luogo il piatto “segnaposto”
che indicherà il “coperto” cioè lo spazio intorno al
quale si sistemeranno tutte le altre stoviglie.
Le forchette trovano spazio a sinistra, vicino al se-
gnaposto quella per il secondo piatto, più lontana
quella dell’antipasto al centro delle due quella che si
utilizzerà per mangiare la pasta asciutta.
I coltelli e l’eventuale cucchiaio si collocano a de-
stra, rispettando l’ordine che avevamo imposto alle
forchette in base al loro utilizzo, più lontane dal se-
gnaposto quelli che si useranno per primi.
In alto, orizzontalmente al piatto, sistemeremo le
posate per il dessert, prima il coltello con il mani-
co a destra, poi la forchetta verso sinistra e infine il
cucchiaio. Ricordarsi che le “lame” dei coltelli van-
no sistemate con il taglio verso il piatto per evitare
spiacevoli incidenti.
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