Marica Spuria
Claudia Bondi, ambasciatrice
dello Champagne in Italia
Il delegato AIS Urbino e
Montefeltro Raffaele Papi
con i sommeliers in servizio
Il 29 giugno si è tenuto ad Urbino, nella cornice
del ristorante Vecchia Urbino, sede storicamente
cara ai sommelier della Delegazione, il seminario
“Spumanti estremi”. Presenti in sala, oltre ad una
trentina di sommelier spettatori, Claudia Bondi,
ambasciatrice dello Champagne in Italia, France-
sco Sbaffi, enologo e produttore, e Carlini Andrea
dell’azienda Tenuta Carlini di Pesaro. A guidare la
serata Raffaele Papi, delegato del Montefeltro.
Dopo aver fissato le principali tappe della nascita
del metodo classico e dello Champagne, Claudia
Bondi, coadiuvata da Sbaffi e da Carlini e con il
supporto di Raffaele Papi, ha condotto la degu-
stazione di sette splendidi campioni di Spumanti
Estremi. Un giro per l’Italia alla scoperta di vitigni
autoctoni e non e di storie di spumantizzazione
“estreme” diverse.
Il primo vino che abbiamo assaggiato è il
“Castel-
lare”
2010 dell’Azienda Sbaffi di Fabriano. A base
di Chardonnay viene prodotto secondo i principi
del Metodo Scacchi. La seconda fermentazione è
indotta aggiungendo al vino base del mosto della
stessa vendemmia, precedentemente congelato.
Per il secondo assaggio ci siamo spostati in Friuli
Venezia Giulia, con il
“Natura puro”
2004 dell’A-
zienda Agricola Movia. Uno spumante Blanc de
Noir da Pinot nero. Il vino base matura per 48
mesi in barrique e viene imbottigliato dopo aver
aggiunto il mosto della stessa vendemmia, con i
propri lieviti. Trascorsi 24 mesi, lo spumante viene
messo in commercio, senza sboccatura, con la te-
sta rivolta in basso.
Con la terza degustazione ci siano spostati da Est
ad Ovest, in fondo al mare, di fronte a Portofino.
“Abissi”
2011 dell’Azienda Bisson. Vitigni autoc-
toni, bianchetta e vermentino, per uno spumante
la cui presa di spuma avviene a -60 m s.l.m. L’idea
nasce circa 10 anni fa quando Pierluigi Lugano,
titolare dell’azienda, comprende che l’ambiente
sottomarino possiede le caratteristiche ideali per
l’affinamento del vino.
Lo spumante successivo ci ha portati a 2590 m
s.l.m., sulle vette del Monte Bianco, in Valle d’A-
osta. La
“Cuvee de guides”
2010 dell’azienda Cave
Du Vin Blanc. Il vitigno vinificato, è tipico di que-
sta Regione, il Prie Blanc. Le cisterne, colme di
vino base, vengono portate in altitudine con l’aiu-
to di elicotteri, mentre i lieviti sono trasportati da
Guide Alpine per evitare che lo sbalzo di pressione,
causato da una salita veloce, ne provochi la morte.
In quota la realizzazione della cuvée. La diminu-
zione della pressione atmosferica e le temperature
rigide influenzano la composizione del perlage e
l’affinamento in bottiglia. La sboccatura avviene
non prima dei 15 mesi.
Il quinto assaggio ci ha riportati nella nostra Re-
gione e più precisamente all’interno del Parco
Naturale del Monte San Bartolo. La zona, come è
noto, è una delle poche oasi, in Italia, vocate alla
produzione del Pinot nero, vitigno generoso quan-
to esigente. Andrea Carlini, della Tenuta Carlini ci
spiega che lo spumante
“Pianeta Classico”
2011 è a
base di Pinot nero, vinificato in bianco, in acciaio.
La presa di spuma è di 24 mesi.
Il successivo assaggio ci ha condotti alle pendi-
ci dell’Etna, con l’azienda Murgo. Lo spumante
in degustazione è l’
“Extra Brut”
2007, a base di
nerello mascalese vinificato in bianco. Un vitigno
a bacca nera che non ha particolari tradizioni di
spumantizzazione, prodotto in una Il finale di se-
rata ci ha condotti nuovamente nelle Marche, per
la degustazione del
“Luigi Ghislieri”
dell’azienda
Colonnara, spumante a base di verdicchio, anna-
ta 1993. L’Azienda cooperativa di Cupramontana,
nata nel 1959, vanta il primato di essere tra le pri-
me aziende marchigiane ad aver effettuato inve-
stimenti tecnologici nella produzione di spumanti
Metodo Classico e Charmat.
DA UN’ESTREMITÀ ALL’ALTRA DELL’ITALIA
SPUMANTI ESTREMI
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