Non ricordo che anni erano, a
volte faccio fatica a segnare il
tempo che scorre, sicuramente
erano i miei
primi anni da delegato, per cui
non conoscevo ancora i mecca-
nismi che muovevano l’Associa-
zione.
Arrivato all’ingresso dell’eno-
teca di Offida sento la voce di
Claudio chiedere “Tonino, come
si chiama quello di su? ” e Toni-
no Giangrossi rispondere “Chi
quello di Fabriano? Balducci! ”.
“Eccomi qua!” feci io entrando
in enoteca. È passato un po’ di
tempo da quel giorno, tanto…
Abbiamo imparato a conoscerci,
abbiamo condiviso un proget-
to, un’idea, un’ambizione: arri-
vare a costruire un’associazione
pulita, un’associazione rivolta
solo al socio. C’è stato tanto da
fare e lo abbiamo fatto insieme,
da quando quel giorno sei venu-
to a Fabriano per dirmi di quella
bruttissima idea che avevi avuto
e cioè candidarmi alla presiden-
za regionale.
D’altronde c’erano due strade da
percorrere: la più semplice era la-
sciare tutto ed a quello stavo già
pensando, avevo sotto gli occhi
un’associazione che andava sem-
pre più verso la tutela di scopi ed
interessi personalissimi di alcuni
capifila e mi stavo disamorando;
poi c’era la strada più dura che
era quella di candidarsi e fare
di tutto per essere eletto, per co-
struire un’associazione più vera.
Ho, anzi, abbiamo scelto la se-
conda, memori dell’insegnamen-
to che Teodoro ti aveva lasciato e
che tu mi hai trasmesso: “Se non
ci credi tu per primo, perché gli
altri dovrebbero seguirti? Quin-
di, credici per primo!”
Ce l’abbiamo fatta, insieme, ed
insieme abbiamo lavorato per il
cambiamento, ci siamo ripartiti i
compiti, come era nei nostri pat-
ti, anche quelli sgraditi, abbia-
mo affrontato insieme problemi
e questioni, per trovare la solu-
zione migliore, forti della con-
vinzione che costruire un’asso-
ciazione come doveva essere si
poteva.
Tanta acqua è passata sotto i
ponti, tanto vino è stato stappato
insieme, tanti i pomeriggi passa-
ti a discutere sul da farsi ed ora
che siamo quasi arrivati, sono
rimasto solo, a continuare il no-
stro progetto, il nostro modo di
intendere l’AIS, perché forse l’u-
nica maniera per ricordarti è
quella di continuare a cercare
di realizzare l’idea che avevamo.
Sicuramente mi hai lasciato un
grande vuoto, ma negli anni in
cui abbiamo lavorato insieme,
mi hai anche dato tanto, tante
riflessioni, tanti consigli.
Sei di certo stato un esempio, per
la tenacia, la forza con cui ti at-
taccavi alla vita, per quella vo-
glia di non mollare che hai sem-
pre dimostrato. L’AIS ha trovato
in te un punto fermo di grande
valore, un Maestro non solo per
le tue grandi doti di relatore, pre-
parato e competente, ma anche
per l’umanità e la pacatezza dei
modi, che potevano diventare ri-
soluti quando era necessario.
Non sono riuscito a salutarti, né
a dire qualcosa, troppo il dolore,
troppi i ricordi…
Ti saluto come tu sempre mi sa-
lutavi: ciao, Amico Mio!
CIAO AMICO MIO!
IL SALUTO A
CLAUDIO GIACOMINI
Editoriale del Presidente
_ Domenico Balducci
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