Sommeliers Marche Magazine 47 - page 6

Se rovesciamo il mondo l’Italia, anche se spostata
di meridiano, cadrebbe sullo stesso parallelo di
quelle due meravigliose isole che sono la Nuova
Zelanda. Ma le differenze tra i due Paesi non sono
poche e cito tra le molte che l’Italia settentrionale
dista dalla banchisa polare circa 4.000 km mentre
la punta estrema dell’isola meridionale dei Maori
appena 2.200 km dall’Antartide, che ha un’esten-
sione molto più vasta, e questo fattore fa la prima
grande differenza incidendo notevolmente sulla
corrente di Tasmania che sale verso nord. Poi…
l’isola è immersa nel Pacifico con le sue correnti
calde che arrivano da est e si mescolano con quel-
le fredde artiche. Il sistema climatico dell’emisfe-
ro australe quindi è ben diverso da quello boreale
condizionato anche dall’incontro dei tre grandi
oceani. E… i vulcani? Ve ne sono 14, tutti dispo-
sti nell’isola del nord metà dei quali attivi che in
un milione e mezzo di anni hanno prodotto 27
potenti eruzioni ed ancora sette crateri in oceano
che fan parte della maledetta cintura di fuoco. La
loro attività magmatica ha formato quindi un pro-
fondo strato di terreni basaltici che imprimono ai
vini incredibili caratteristiche organolettiche.
I Maori giunsero in Nuova Zelanda dalla Polinesia
intorno al 1300 chiamandola Aotearoa e trovaro-
no un territorio ricco di foreste e fauna selvaggia
in gran parte endemica ma…della vite ovviamen-
te nessuna traccia. Con Cook arrivano oltre la
metà del Settecento i primi Inglesi che a fatica si
insediano nelle isole vista l’ostilità maora. Con la
nuova civiltà nell’Ottocento giungerà anche la vite
e la britannicizata Nuova Zelanda un secolo dopo
sarà già in grado di produrre buon vino.
GRANDI VINI MONDIALI
I VINI VULCANICI DELLA FINE DEL MONDO
Nuova
Zelanda
Gualberto Compagnucci
Il Monte Taranaki (vulcano)
e il faro di Cape Egmon
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