Durante il giorno dell’equinozio di
primavera, nell’accogliere la stagio-
ne della rinascita, lo sciamano, ele-
vandosi con lo spirito ai misteri de-
gli accadimenti celesti e “viaggian-
do” nelle realtà dei mondi spirituali,
rivolse alte lodi al
Padre Cielo
e alla
Madre Terra
per riunirli assieme
al rullare del potente tamburo e al
“bramire” penetrante e ritmato che
lo rapirono in uno stato simile alla
trance medianica, agevolandone il
contatto più intimo per assicurare al suo popolo la
rinascita del sole e la fecondità del suolo.
Le prische genti, prese dallo stupore
al rinnovo
della vitalità della Natura e frastuornate dal frago-
re dei tamburi ipnotici e dalle danze estatiche, si
affidarono al santone dall’aura soprannaturale, in
contatto diretto con le entità incorporee del cielo e
degli inferi, che fece breccia nei loro animi e incet-
ta dei segreti più reconditi da servirsene all’occor-
renza per condannare o assolvere le coscienze, ma
anche per guarire dai mali fisici e psichici tramite
segrete pozioni a base di erbe, cortecce, radici, spe-
zie, insetti o bacche, a volte allucinogene, ancora
oggi utilizzate dai guaritori che popolano Siquijor,
l’isola dall’afflato mistico intrisa di spiritualità nel
cuore dell’arcipelago delle Filippine.
Antichi rituali e rimedi magici delle arcaiche
religioni tribali, arte del divinare, medicina,
festival della magia e persino una scuola di
specializzazione in stregoneria convivono, in as-
senza di conflitti, con unamiriade di feste e santi
cattolici da quando Ferdinando Magellano mise
piede nelle incantevoli terre raggruppate nell’ar-
cipelago dalle limpide acque turchesi. “
Uscite da’
vostri alberi, o pietose Amadriadi
”, così supplicò le
ninfe il poeta e umanista
Jacopo Sannazaro, figure
della mitologia classica abitanti i misteriosi recessi
degli alberi divini, invocate similmente dal ritua-
le filippino per assicurare una buona crescita delle
colture, ma anche per garantire salute e fortuna,
rivolgendosi agli spiriti delle immaginarie
creature indigene dalle sembianze antro-
pomorfe,
Diwata
, che dimorano nei fusti
possenti degli alberi sacri del baniano dai
quali sorvegliano rigorose la natura.
Secondo le credenze animistiche, i numerosi spi-
riti, uditori millenari di segreti e testimoni di sor-
tilegi, vivono in simbiosi alla sorgente incantata di
Siquijor
che sgorga in una piscina naturale dall’ac-
qua limpidissima fra le crudeli appendici dell’im-
ponente albero di balete, un fico strangolatore dal-
le radici aeree che si incuneano aggrovigliate nel
terreno assumendo poi l’aspetto di possenti colon-
ne pendenti dalla chioma dell’albero ospite-preda.
Al cospetto della volta celeste punteggiata di stel-
le e all’ombra più cupa dell’ingrato ficus, ormai
anch’esso permeato di poteri magici, gli sciamani
e le ancor più malvagie streghe
aswang
, recitando
formule di magia nera e a volte bianca compiono
malie e fattucchierie, incantesimi e fatture di mor-
te, ma anche rituali propiziatori di fidanzamento
e benedizioni di terreni e risaie per il buon esito
del raccolto.
In tutto il Sud-est asiatico è buona regola rivolgersi
periodicamente agli spiriti,
“compagni invisibili”
che abitano fiumi, boschi, edifici e suoli da coltiva-
re, ai quali occorre offrire la loro “quota di pasto e
allegria” - il cibo rituale. La tradizione vuole che,
prima della semina e messa a dimora delle pianti-
ne, vengano offerti del vino e del pollo o maiale con
l’immancabile riso da adagiare su una foglia di ba-
nano per accaparrarsi la benevolenza degli spiriti.
Panagbenga Flower Festival,
la festa dei fiori di Baguio
Ylang-ylang
Jasminum sambac o
gelsomino d’Arabia, fiore
nazionale delle Filippine
Forte di Santiago,
Manila.
Manila
El Nido, Palawan
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