Sommeliers Marche Magazine 56 - page 8

Più a nord si sviluppano i territori di Fronsac e
Canon-Fronsac dominati dai vitigni merlot, ca-
bernet franc e parcelle di cabernet sauvignon. Ad
est di questi, e siamo nell’estremo de la Rive droi-
te, entriamo nel Pomerol che vede come alfiere il
grande Petrus, com’anche il più recente Le Pin
considerato da alcuni nelle sue prime esperienze
un antesignano dei Vins de Garage.
Tornando al Petrus non gode più, per rinuncia,
di nessuna classificazione, per lo meno da tempo,
dopo una probabile controversia avuta con la Ca-
mera di Commercio di Bordeaux. Qui domina da
sempre il merlot, com’anche nella periferica La-
lande-de-Pomerol della regione Libournais dove
però si insinuano come protagonisti anche ca-
bernet franc e cabernet sauvignon. Vini di gran-
de eleganza che provenienti dalla stessa progenie
nulla hanno a che invidiare ai fratelli della Rive
gauche. Il Petrus, nei tempi passati denominato
allora anche
Château
è considerato da molti il
vino più snob del mondo, ma credo che diversi al-
tri bordolesi com’anche borgognoni godano della
stessa considerazione.
Confina a sud del Pomerol il Saint Emilion con i
suoi quattro
Premier grand cru classe A
. Siamo nel-
la terra di elezione del cabernet franc ed i vini da
cui nascono godono da sempre di grande conside-
razione. Gli Château Ausone, Cheval blanc, Pavie
e Angélus rappresentano il Gotha di questo terri-
torio e sono i quattro moschettieri della classe A.
Sono però proprio Ausone e Cheval, che appar-
tengono al gruppo LVMH, ma anche Angélus,
quindi tre su quattro di classe A, a contestare
oggi, come in passato fece Petrus nel Pomerol
per diversi motivi, il metodo di classificazione.
Di rimando rispondono quelli della classe B
che ritengono appunto il sistema ormai
obsoleto e che pretendono maggiori e più
eque considerazioni in ragione della qualità
e non dei blasoni. Ausone, Cheval blanc e
Angélus che godono di grande storia e fama
non vogliono di rimando essere confusi con
gli altri 14 di classe B che non beneficiano
dello stesso prestigio e che considerano la
cosa quasi un’offesa. Questo il motivo per
cui hanno deciso di escludersi dalla classi-
ficazione e paghi delle loro fama mondiale
ritengono di non averne bisogno.
Ora però sarebbe come dire che in Italia nobili
famiglie vinicole, quali diverse ne abbiamo, ri-
salenti a secoli addietro e che godono di grande
stima mondiale chiedessero per questo motivo di
essere inseriti in una classificazione a se stante.
Pur vero è che noi non abbiamo mai pensato ad
una cosa del genere e credo che mai ci arriveremo,
lasciando le piramidi ad egizi e aztechi.
Il Bordeaux, a scanso di diatribe e illazioni è una
regione che ha fatto scuola a tutto il mondo sia
in campo agronomico che enologico ed è ancora
sinonimo di grande qualità e finezza.
Nel contesto degli abbinamenti i suoi vini sono
sempre stati i maggiori partners della grande cu-
cina internazionale. Da ricordare ancora che poco
più ad est, nei sottosuoli del Perigord, nascono i
pregiati tartufi neri di varietà “
tuber melanospo-
rum
” che nelle tante preparazioni di carne e fra le
diverse cito il Tournedos Rossini si sublimano ai
tanti Bordeaux rouge, ma sono da citare anche il
Filetto alla Wellington, la Sella Orloff, lo Chate-
aubriand, il Filetto Voronoff, la Canard all’oran-
ge e ancora molti altri che i moderni chef hanno
purtroppo dimenticato in un cassetto. Poco più a
sud poi si estende anche il territorio di Landes, fa-
moso per i suoi pregiati fegati grassi d’oca, ingre-
diente anch’esso primario con il pregiato tubero
nero nel Tournedos Rossini.
A fine delle considerazioni si può dire che i fran-
cesi puntano soprattutto nella finezza dei loro
vini e questo fa la differenza con noi italiani che
teniamo in grande considerazione non solo la fi-
nezza e la complessità olfattiva, ma generalmente
anche la struttura. Il Bordeaux rimane comunque
una delle più grandi scuole enologiche e i suoi
vini si collocano da sempre nella
élite
mondiale.
Château Haut Brion,
Pessac-Leognan, Graves
Château Margaux
Château Margaux
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