Sommeliers Marche Magazine 56 - page 14

PER IL POTERE DEL CIELO ETERNO,
PER LA FORTUNA DEL KHAN
Mongolia
Il Palazzo d’Inverno
del Museo Bogd Khan
(Ulan Bator, capitale
della Mongolia).
«
Non schernire il cucciolo indifeso, può diventare la
tigre feroce
», recita un antico proverbio mongolo
da cui trasse insegnamento l’erede del casato della
stirpe aurea, il fanciullo
Temüjin
, che all’età di no-
ve anni fu accompagnato alla ricerca della futura
moglie peregrinando attraverso il nulla delle step-
pe sterminate nella
Terra dell’eterno spirito del cie-
lo blu
, dove suo padre morì avvelenato al ritorno
dal viaggio intrapreso, cedendo alle lusinghe della
mensa imbandita da cavalieri erranti rivelatisi ap-
partenenti alle tribù tartare nemiche.
Il carismatico ragazzo fu designato dagli sciama-
ni come
Colui in grado di sottomettere tutti i popoli
del mondo
. Quando il Cielo e la Terra accettarono
di far divenire
Temüjin
– il signore di tutte le lande
emerse fra gli oceani – fu investito del titolo ono-
rifico di
Khagan
, ossia capo supremo tra i capi di
tutti i Mongoli. “
Io sono la punizione di Dio. Se non
aveste commesso peccati degni di nota, Dio non mi
avrebbe mandato a castigarvi”.
Incusse così soggezione giurando la massima pu-
nizione ai nemici l’invincibile e spietato genera-
le
Gengis Khan
, ma anche magnanimo sovrano
di tutti gli alleati ai quali garantì grandi feudi, en-
trando nella leggenda per le sue argute e celebri
“tattiche della steppa”, con le quali sottomise il ter-
ritorio più vasto che il mondo dell’epoca conobbe.
Le genti delle praterie dall’indomito spirito libero,
in costante movimento verso nuovi pascoli per il
bestiame, dovettero seguire sin dai tempi del mito
della maggiore divinità del
cielo blu
, l’onnisciente
dio
Tengri,
le loro greggi e mandrie, migrando in-
cessantemente con tutti gli averi nel mezzo di una
natura avara sulle orme dei soli germogli d’erba in-
tervallati da ranuncoli, papaveri e artemisie.
Le voluminose
ger
smontabili e trasportabili, tende
circolari con telai di legno avvolti in tappeti di fel-
tro di lana, con il tetto adattato alla fuoriuscita dei
fumi prodotti dal focolare, sono tuttora le dimore
del microcosmo nomade, ove si entra e si permane
con regole e rispetto rigorosi. Altresì, i sapori mar-
cati e saperi primordiali tramandati restano ancor
oggi imprigionati nel lontano passato ricordando
la genuina acutezza d’ingegno dell’essere umano,
lasciato a sé stesso dal
Cielo creatore
nell’ignudo
grembo della più selvaggia
Terra madre
.
Accanto ai manufatti amovibili sparsi per le steppe
ogni giumenta è pronta a condividere il suo prezio-
so latte tra il proprio puledro, pastore e viandante al
quale viene offerto il nutriente nettare della cavalla
munta. Il latte ricco di zuccheri fermenta in gran-
di otri di pelle rovesciata,
khokhuur
, appesi all’in-
gresso di ogni abitazione dove lo spumeggiante
ai-
rag
mescolato continuamente e giunto a maturazio-
ne diviene pronto per essere versato da una gran-
de zuppiera in ciotole decorate con intagli o dipinti
Eva Kottrova
Sommelier
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