Sommeliers Marche Magazine 63 - page 6

Era la metà degli anni 90 quando mi recai in Giap-
pone con l’allora Ente Sviluppo Marche in occa-
sione di una grande esposizione enogastronomica
mondiale: la Foodex di Tokio. Fu veramente una
gran bella esperienza, non solo nel visitare la capi-
tale come anche Osaka e Kioto ma anche l’approc-
cio con la popolazione nipponica, i loro costumi e
filosofie di vita. Nel contesto c’erano anche alcuni
amici come i produttori marchigiani Enzo Mecel-
la, Angela Velenosi, il Re dei famosi maccheronci-
ni di Campofilone Vincenzo Spinosi e ancora altri
per i quali mi prodigavo in lingua inglese, ma an-
che con l’ausilio di interpreti per coloro che aveva-
no difficoltà di lingua anglofone, a comunicare con
diverse degustazioni le eccellenze enologiche mar-
chigiane. Quindi con non poche difficoltà riuscim-
mo comunque a portare a termine con buon esito
la nostra missione.
A quei tempi i Giapponesi erano ancora molto le-
gati alle loro tradizionali bevande che si basava-
no quasi esclusivamente al consumo di sake, birre
artigianali soprattutto di Sapporo e ottimi, anzi
straordinari single malt whisky come Hibiki, Sun-
tory, Hakushu, Nikka, Akashi, Toki per citarne al-
cuni, Whisky che avevano imparato a produrre, e
con certa maestria, da alcuni distillatori scozzesi
appositamente emigrati.
Per loro il vino era ancora una bevanda assai po-
co conosciuta ed apprezzata e ricordo che a Tokio
seduti sui tatami per gustare Sushi se chiedevi una
bottiglia di vino spalancavano stupiti gli occhi e si
doveva obbligatoriamente passare al sake.
Quelle poche quantità di vino che producevano al-
lora erano realizzati con mosti concentrati e surge-
lati provenienti dal Sud America e poi riattivati ag-
giungendovi una parte di loro rari mosti ottenuti
soprattutto da uve da tavola e quindi creavano una
sorta di strane cuvée internazionali e con aggiun-
ta di zucchero che avevano però una destinazione
prioritaria, cioè venivano quasi esclusivamente de-
stinati all’ esercito e venivano chiamati Kokusan
wain (non è un refuso, lo scrivono così).
Gualberto Compagnucci
UNA VERA SORPRESA
I vini del Sol Levante
GRANDI VINI MONDIALI
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