Sommeliers Marche Magazine 63 - page 8

Nel nostro Paese la cucina giapponese sta riscuotendo
un certo successo e non parlo solo di Sushi, basta ve-
dere quante vetrine si stanno aprendo, ritengo non solo
dalle mie dirette esperienze ma anche di diversi altri che
c’è da fare chapeau ai loro ottimi piatti. Ripeto non solo
Sushi nonché Sashimi, che hanno invaso il mondo, ma
anche le loro paste (Noodles) come i Ramen, quasi si-
mili ai nostri Maccheroncini di Campofilone e Vincenzo
Spinosi diede spettacolo a Tokio con i suoi, i Soba in
brodo, gli Udon conditi sia di carne che di pesce.
Ottimi i loro salmoni rossi e argentati “Coho” che scen-
dono dal freddo Mar di Bering e vi producono i Sushi, le
carpe Koi, il tonno Maguro, i Fugu, l’essiccato Aji suro
utilizzato per diverse preparazioni, il Sanma cotto alla
griglia e aromatizzato con Kren (rafano) ma sono ancora
tantissime le varietà che il Pacifico offre e che loro sanno
trasformare in ottimi piatti o semplicemente crudi come
nel caso appunto del Sashimi, per non parlare poi dei
giganteschi granchi. Tra le carni bovine si annoverano la
meravigliosa razza nera Kobe dalle carni perfettamente
marezzate, la quale si dice che per via del freddo venga
massaggiata con la birra facendogliela anche bere, ma
non si sa quanto sia veritiero; altre ottime razze sono la
Wagyu, la Matsusaka e l’Ohmi.
Ovviamente si consuma anche carne suina come il ro-
tolo di pancetta Chashu e pollame ma stranamente
non gli ovini e comunque i bovini sono i preferiti. As-
solutamente meravigliosa la loro pasticceria Wagashi
estremamente curata e presentata come nel loro stile
in maniera quasi sacrale. Il più famoso di questi è il Do-
rayaki, i piccolissimi spiedini di Dango a base di riso, le
polpettine Manjù di grano saraceno, il Mochi ancora di
riso farcito di marmellata e confetture e... termino qui
in quanto dovrei produrre almeno altre tre pagine per
rendere giustizia al Giappone.
LA CUCINA GIAPPONESE
Ikeda Wine Castle,
Hokkaido
Sashimi
Per gli internazionali hanno fatto le loro scelte pun-
tando sui pinot noir, syrah, cabernet sauvignon,
merlot e l’austriaco zweigeltrebe che ormai ne fan-
no da padroni. Attualmente le denominazioni so-
no i Kokusanwain ottenuti anche con mosti prove-
nienti da altri paesi ma legalizzati e il Nihonwain
prodotti esclusivamente con uve coltivate nei loro
territori. Come da ultime esperienze avute dall’a-
mico Mecella che ha ottimi contatti con una sua
referente nipponica sembra che questi stiano at-
tualmente puntando molto anche nella produzio-
ne di Orange wine.
Nel volersi però adeguare alle filosofie occidentali e
soprattutto europee stanno cercando in questi ul-
timi tempi di creare anche delle denominazioni re-
gionali e sub regionali.
Pensate che nei tempi lontani l’uva era utilizzata
dai Giapponesi come medicinale e nel tempio di
Daizenji sito nella prefettura di Yamanashi esiste
ancora una statua del Budda che tiene in mano un
grappolo d’uva a ricordo secondo tradizione che fu
proprio egli a piantare la prima vigna nipponica
che veniva utilizzata per scopi medicinali.
Tornando ad oggi si contano quasi 350 produttori
di vino e non sono pochi considerando che il tutto
si è sviluppato in poco più di 20 anni. Ma vi chie-
derete sicuramente come siano questi vini e vi dirò
che da una recente degustazione in compagnia
di un amico che ne ha portate alcune bottiglie da
Osaka, due bianche e due rosse, 3 ottenute da viti-
gni autoctoni dai nomi in etichetta impronuncia-
bili e una da cabernet sauvignon, vi dirò che siamo
rimasti stupiti, in senso positivo, dalle loro caratte-
ristiche. Questo in breve il bel Giappone.
Mata au made (Arrivederci)
Takahata Winery, Yamagata
Ramen
Yakitori
Sushi
Dorayaki
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