Sommeliers Marche Magazine 63 - page 10

NIGERIA
«Un giorno, il Creatore sceso sulla terra per vedere co-
sa stessero facendo gli uomini, e stando loro vicino,
mise da parte un pezzo della noce, che stava masti-
cando, e più tardi nel partirsene si dimenticò di ri-
prenderlo. Un uomo, che aveva osservato ciò, prese
il seducente boccone, la donna l’ammonì a non vo-
ler mangiare il cibo stesso di Dio, ma l’uomo si mi-
se il boccone in bocca e trovò ch’era di buon sapore.
Ma mentre egli stava masticandolo, il Creatore ri-
tornò, cercò il pezzo di noce che aveva dimenticato, e
s’accorse che l’uomo si sforzava di inghiottirlo rapida-
mente. Subito lo afferrò alla gola e si fece restituire il
frutto. Da allora la laringe è diventata visibile al collo
dell’uomo: è il segno della forte stretta delle dita divi-
ne». (Louis Lewin – Phantastika)
È una tra le tante leggende che testimoniano il for-
te legame instauratosi tra alcuni raggruppamenti di
aborigeni nigeriani e l’originario cibo degli dei, la
noce della cola,
nitida o acuminata
che sia,
ọjị
per gli
Igbo
, nata tra gli alberi maestosi delle verdicanti
foreste pluviali equatoriali dell’Africa centrocci-
dentale, laddove da molti millenni viene consi-
derata sacra regina di tutti i frutti, poiché at-
traverso un vincolo spirituale e ancestrali at-
ti rituali unisce al divino mondo sovrannatura-
le l’esistenza terrena dell’uomo. Che si tratti di ce-
rimonie nuziali o liturgie per il commiato, conferi-
menti di onorificenze o festosi ricevimenti di benve-
nuto dei viandanti alla ventura, di riti propiziatori
alla fertilità della terra, di richieste ardue o decisioni
di gran conto, nella terra degli
Igbo
nulla può consi-
derarsi avviato e tantomeno compiuto prima che la
sacralizzata noce di cola sia stata innalzata, spezza-
ta e consumata secondo i canoni lodando l’Onnipo-
tente ed esclamando «
Onye wetara oji wetara ndu
» –
“Colui che porta la cola, porta la vita”. Caffeina, te-
obromina, metilliberina, stimolanti del sistema ner-
voso centrale, la teofillina dall’azione lenitiva per i
disturbi respiratori, ma anche polifenoli, catechine
e flobafeni dalle supposte proprietà antiossidanti e
antinfiammatorie compongono il profilo fitochimi-
co del piccolo seme capace di donare vigoria al cor-
po ed energia alla mente, endemico dell’Africa – “la
Grande Madre dell’umanità”.
Chi avrebbe mai immaginato che la minuscola gem-
ma ovoide, adoperata per migliorare il sapore dell’ac-
qua di scarsa qualità durante l’angosciante e dispe-
rato traghettamento verso l’America dei neri depre-
dati della propria libertà, un giorno avrebbe conqui-
stato il mondo intero instillando il suo estratto flu-
ido nell’iconica, rinfrescante ed elettrizzante bibita
gassata per antonomasia, inventata dal botanico far-
macista John Stith Pemberton per assecondare le se-
vere leggi del proibizionismo intese a stroncare il di-
lagante alcolismo nel Nuovo Mondo.
Oltre alle proprietà neurostimolanti, quel modesto
nocciolo, ormai da tempo assurto a vessillo cultu-
rale in patria, essiccato, macinato e amalgamato con
CALEIDOSCOPIO DI MIGRAZIONI
CULINARIE PLURIETNICHE
Eva Kottrova
Sommelier
Idanre Hills, stato di Ondo,
nel sud-ovest della Nigeria
Banana chips
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