Sommeliers Marche Magazine 63 - page 11

Maafé
del miele è da sempre utilizzato nell’ambito della
medicina indigena per curare tosse e infiammazio-
ni, ma anche per stimolare i succhi gastrici e la bile
come aperitivo e digestivo. Nelle usanze degli
Igbo
i
rubicondi frutti della cola, serviti su appositi vassoi
di portata, di legno duro finemente intagliato poi af-
fumicato, chiamati
okwa
oji
, immancabilmente ac-
compagnano il piccante burro di arachidi nigeria-
no,
ose oji
o
okwa ose
per gli
Igbo
, che a sua volta vie-
ne contornato dalle “uova da giardino”, una varietà
africana di piccole melanzane che virano dal ver-
de chiaro al color crema dal piacevole sapore. I
nativi più vetusti, come anche le donne gravide,
secondo la consuetudine masticano assieme alla
cola l’argilla gessosa organica,
nzu
, setacciata dai
ciottoli sparsi nella sabbia, poi salata, cotta e affu-
micata nei forni dei villaggi, dall’irresistibile sapore
terroso, un habitus ancestrale che richiama alla
mente il passato ormai quasi perduto.
L’esotico burro di arachidi viene realizzato con
delle arachidi tostate di ottima qualità, pestate
nel mortaio unitamente al sale e all’insostituibile
ehuru
– la noce moscata della
zucca Calabash
– oltre
a un velo parsimonioso di
pepe di alligatore
, noto an-
che come
spezia mbongo
, dal baccello che ricorda il
dorso del grande rettile, parente stretto dei
grani del
paradiso
o
pepe melegueta
con il quale viene di fre-
quente confuso. A volte i grani del pepe vengono so-
stituiti dal peperoncino essiccato della Guyana fran-
cese più vulgato come
piment de Cayenne
, connatu-
rato visceralmente con tutte le cucine della multiet-
nica Nigeria - “il Gigante d’Africa”.
Le arachidi ipogee, conosciute anche come pistacchi
di terra, contemplate nel variopinto patrimonio ali-
mentare appartenente alla storia della civiltà nige-
riana apportano i loro nutrienti non solo all’amabi-
le zuppa ma anche allo stufato di arachidi,
maafé
, un
piatto popolare in tutta l’Africa occidentale, prepa-
rato facendo bollire in abbondante acqua la trippa e
carne di manzo, adagiandovi poi sopra lo stocca-
fisso dissalato in precedenza e a seguire, l’ag-
giunta di sale e del pepe di Cayenna, gam-
beri macinati e brodo in polvere. Le carni
ben cotte, anche quelle del pesce, vengono
tolte dalla pentola consentendo alla bolli-
tura di addensare con una cospicua quan-
tità di arachidi sbucciate crude e tritate,
per poi proseguire lentamente la cottura fi-
no alla risalita in superficie dell’olio rilasciato
dalle arachidi stesse formando un sottile strato tra-
sparente. A quel punto, mescolando accuratamente,
si aggiunge un filo sottile di olio di palma e si trasfe-
riscono nuovamente in pentola le carni portando a
bollore lo stufato. A discrezione, vengono incorpo-
rate verdure amarognole a foglia verde per bilancia-
re la peculiare dolcezza della zuppa o dello stufato,
sia con un mazzetto di
ukazi
, spinaci selvatici, op-
pure di
ugu
, squisite foglie della zucca scanalata che
compaiono anche nelle deliziose zuppe
egusi
e
ogbo-
no
, addensate, la prima con semi di melone macinati,
la seconda con semi di
ogbono
, ovvero mango africa-
no triturato, ed entrambe arricchite con della carne.
Nella popolazione
Hausa
, di cultura islamica, in-
sediatasi nella buona parte del nord, attiva in po-
litica, commercio e agricoltura, è diffusa la zuppa
miyar kuka
approntata con foglie di baobab in pol-
vere e gombo essiccato. Preparano gli uomini
Hausa
gli stuzzicanti spiedini
suya
, una dadolata allo spie-
do di carne di manzo, montone o pollo, precedente-
mente marinata in olio vegetale, resa saporita da va-
rie droghe odorose e fatta voltolare nella polvere di
peperoncino macinato e di arachidi, cotta alla brace,
servita per lo più con rondelle di cipolla e misture di
pepe e altre spezie a piacimento che variano a secon-
da degli areali di reperimento, avendo la specialità
rapito i palati di tutta la Nazione.
Altra leccornia della tradizione
Hausa
, reperibile
ovunque, è rappresentata da sottili stracci di carne
di agnello, capra, manzo o dromedario essiccati,
ki-
lishi
, appesi al sole per l’asciugatura dopo una gene-
rosa spennellata di
pasta labu
al miele, peperoncino
e arachidi misti al trito di essenze locali e una breve
abbrustolita sulla griglia a fuoco vivo; indispensabi-
le fonte di proteine nelle traversate sahariane. Abili
nelle arti, cultura e musica, agli avoli dell’etnia
Yoru-
ba
, stanziati da millenni nell’ovest del paese, si deve
la densa e vischiosa zuppa
ewedu
caratterizzata dalle
foglie verdi di iuta ridotte in polpa dalla tradizionale
frusta
ijabe
, con aggiunta di
egusi
, gamberi e carrube.
Asun
è la carne di capra grigliata o al forno, insapo-
rita con peperoni rossi e verdi, aglio, zenzero, papri-
ca affumicata, chiodi di garofano, pepe, e ancora,
ro-
do
, alias habanero yucateco e
shombo
, il celebre pe-
pe di Cayenna; da servire con riso fritto o riso in-
tegrale delle fertili terre di
Ofada
dal gusto aroma-
tico distintivo. Appresero due o tre lingue i discen-
denti della tribù
Margi
, durante la migrazione dalle
montagne Mandara e da altri altopiani nel nord del
Camerun per stabilirsi nel nord-est dell’odierna Ni-
geria, nei pressi del lago Ciad ormai divorato qua-
si completamente dall’irrefrenabile desertificazione
che avanza a ridosso della fascia del Sahel.
Noci di cola acuminata
Noci di cola nitida
Egusi
Kilishi
Farina di noci di cola
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