Sommeliers Magazine Marche n. 20 - page 33

Il Tennessee
Il whiskey del Tennessee è una categoria specifica,
ma qui c’è un prodotto che si identifica più nel suo
nome che in quello della categoria a cui appartiene,
è il caso della distilleria Jack Daniel’s. Effettiva-
mente viene considerata l’anima del Tennessee, ed è
anche il whiskey americano più venduto al mondo,
la sua fama sta proprio nel fatto di aver elevato a
categoria tutto il whiskey prodotto in questo stato,
chiamato anche il Sour Mash del Tennessee. Il sour
mash o infusione acida caratterizza in parte tutti gli
straight degli Stati Uniti, ma non tutti lo riportano
in etichetta, al contrario la Jack Daniel’s ha volu-
to rimarcare un termine così tradizionale. Questo
sistema conosciuto anche come yeasting back, che
consiste nell’utilizzo di una parte dei fondi esausti
di botte della fermentazione precedente per avviare
quella della nuova partita del distillato con l’ausilio
di lieviti. Jack Daniel’s introdusse anche il charcho-
al mellowing, ovvero il filtraggio attraverso carbo-
ne d’acero, che conferiva al whiskey un sapore più
caldo; questo metodo di filtrazione è unico sotto
due aspetti, il primo è che viene effettuata prima
dell’imbarilimento, anziché dopo; il secondo è che
si tratta di un processo di esaurimento. Ovunque è
comune il ricorso al carbone, ma nessuno usa un
filtro spesso 3 metri, né si aspetta che l’operazio-
ne duri dieci giorni. Il carbone non soltanto to-
glie, ma può anche aggiungere sapore, per questo
i distillatori lo chiamano “mellowing” o ammor-
bidimento; nel legno quindi ci va un whiskey
più pulito. L’impiego di tale pratica differenzia i
Tennessee whiskey dai Bourbon whiskey. Il Jack
Daniel’s viene commercializzato con la familia-
re etichetta nera, ma esiste anche una versione
con etichetta verde, entrambe con un invecchia-
mento compreso tra 4 e 5 anni senza dichiara-
zione; nonché il Gentlemen Jack, più dolce; e il
Single Barrel selezionato da un unico barile.
Uno dei fattori che incide in modo rilevante
sulla qualità dei whiskey degli Stati Uniti è lo
strato calcareo, ricco di sorgenti, che caratte-
rizza tali stati. Le terre calcaree producono un
ottimo mais, e anche una buona risorsa di ac-
qua incontaminata. Infatti, come sostengono
i distillatori americani, le loro sorgenti danno
acqua priva di ferro e di ogni altro minerale
capace di scolorire il whiskey, contribuendo al
classico sapore dolce; inoltre il calcio è un ot-
timo coadiuvante dell’attività enzimatica nella
fermentazione. Gli scozzesi preferiscono il loro
granito, ma producono una bevanda diversa…
anni Settanta in struttura più solida; sulla stes-
sa strada a circa quindici chilometri, la Beam ha
acquistato un’altra distilleria, la quale è già nella
contea di Nelson, l’indirizzo ufficiale è Boston, ma
l’azienda preferisce usare Beam, Kentucky; infatti
in etichetta le due distillerie figurano con un unico
indirizzo, Clermont- Beam, Kentucky. Il prodotto
principale è il 4 anni, etichetta bianca a 80 proof;
segue il 5 anni, etichetta verde a 80 o 86 proof; l’eti-
chetta nera è un 8 anni a 90 proof e per concludere
con le etichette classiche, viene ancora prodotto il
rye, etichetta gialla, 4 anni a 80 proof.
Purtroppo come spesso accade nel mercato ita-
liano, viene importato solo il prodotto base, l’eti-
chetta bianca 4 anni, distribuita dalla Martini &
Rossi; ma un altro importatore italiano, la Moon
Import, distribuisce la small batch collection della
Jim Beam, il Basil Hayden’s 8 anni a 80 proof, il
Baker’s 7 anni a 107 proof, il Booker’s 7 anni a 120 e
127 proof, e il Knob Creek 9 anni a 100 proof; sono
tutti prodotti da degustazione di ottima qualità.
Per i veri nostalgici bevitori di bourbon, la città di
Louisville conserva la vecchia, e purtroppo chiu-
sa, distilleria dell’Old Fitzgerald; il cui whiskey è
tra i più ricercati e costosi. È in effetti il Bourbon
più elegante del Kentucky; dal nome prettamente
nazionalistico; come vuole la tradizione america-
na, anche l’originaria distilleria John E. Fitzgerald
non fu impiantata a Louisville, ma a Frankfort,
nel 1870. I suoi prodotti erano distribuiti esclu-
sivamente alle compagnie ferroviarie, a quelle di
navigazione e a club privati. In seguito ci fu una
fusione in Louisville con altre case produttrici, la
Stitzel e la Weller, ed emerse dal Proibizionismo
sotto la guida di Julian P. “Pappy” Van Winkle,
che ne divenne presidente. I whiskey Fitzgerald,
Stitzel-Weller e J.P. Van Winkle sopravvissero tut-
ti prodotti da un’unica distilleria.
L’Old Fitzgerald e i suoi fratelli sono tutti prodot-
ti con un processo di infusione nel quale il grano
sostituisce la segale; il loro sapore è intenso, nocia-
to con un finale morbido. L’Old Fitzgerald Prime
Bourbon, era un 6 anni a 80 e 86 proof, poi con
8 anni di invecchiamento, un 90 proof etichetta-
to “1849” in onore dell’inizio dell’attività; segue il
Very Old Fitzgerald, a 100 proof e 8 anni e infine il
Very Very Old Fitzgerald, a 100 proof, 12 e 15 anni.
Nel tempo furono eseguiti numerosi imbottiglia-
menti in decanter di ceramica e bottiglie in edizio-
ne limitata, ricercatissime dai collezionisti.
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