Il Bourbon del Kentucky
Il Kentucky ha visto i primi insediamenti dei pio-
nieri del whiskey nel 1775, ma non avendo nessun
documento storico rimane difficile stabilire chi fu il
primo distillatore. Esistono diverse leggende sull’ar-
gomento, quella più conosciuta si riferisce ad un pa-
store battista, tale Elijah Craig, il quale sosteneva di
aver prodotto il primo bourbon nel 1789, e di aver
scoperto la tecnica della carbonizzazione dei bari-
li. La carbonizzazione è fondamentale per tutti gli
straight whiskey degli Stati Uniti, ma lo è ancor più
per il Kentucky classico. La fabbricazione prevede
che il Bourbon debba essere realizzato con almeno
il 51% di mais e invecchiato in botti nuove di quer-
cia bianca carbonizzate all’interno per minimo due
anni. I whiskey di mais hanno la dolcezza del gra-
noturco, nel Bourbon le caratteristiche che lo defi-
niscono sono i toni di vaniglia e di caramello ceduti
dal legno; ed è proprio la carbonizzazione che rende
facile al whiskey la penetrazione nel legno.
Il termine Bourbon non è solo il nome dello stile di
whiskey americano, ma anche quello di una contea;
nel 1792 il Kentucky divenne stato e Bourbon fuuna
delle sue contee. Tale contea fu legata alla spedizio-
ne fluviale del whiskey e per questa ragione, distil-
lato e contea divennero sinonimi. Il whiskey veniva
usato come moneta, alla pari del tabacco e del sale;
scendeva l’Ohio e il Mississippi fino a New Orle-
ans. La testimonianza di tale rapporto, la troviamo
nella bevanda principe di New Orleans, il Sazerac,
antesignano di tutti gli american drinks; preparato
con bourbon whiskey, gocce di Peychaud’s Bitter su
zolletta di zucchero e assenzio in superficie. La città
più importante del Kentucky era Louisville, punto
navigabile, oggi insieme a Bardstown e Frankfort
rappresentano le zone più importanti per la distil-
lazione del Bourbon. Non molto distante da Frank-
fort, è ancora attiva una delle più antiche distillerie
del Kentucky, la Buffalo Trace, fondata nel 1857;
produce un ottimo Kentucky Straight Bourbon,
con mais del Kentucky e dell’Indiana, e segale e
orzo del North Dakota, South Dakota e Minnesota.
Più a sud, nella città di Lawrenceburg sorge la Wild
Turkey Distillery, fondata nel 1855 con il nome di
Ripy Distillery, di proprietà della Austin Nichols
Distilling Co., produce un bourbon robusto; i
whiskey di questa zona venivano battezzati con i
nomi dei suoi uccelli nazionali, come l’Eagle Rare,
uno straight bourbon prodotto oggi dalla Buffalo
Trace. Sempre a Lawrenceburg, si trova la Old Rip
Van Winkle Distillery; tra i suoi prodotti, trovia-
mo nella categoria premium, un rarissimo straight
rye millesimato, l’ultimo è un 1985; e una riserva
speciale, la Pappy Van Winkle’s Family Reserve,
considerata alla stregua di grandi cognac da degu-
stazione. A Bardstown viene prodotto il bourbon
Evan Williams, il cui nome deriva dal fondatore
della prima distilleria del Kentucky nel 1783.
Un elemento che contraddistingue la lavorazione,
è costituito dagli alambicchi di piccole dimensioni,
usati fin dalle origini. Sempre in questa zona si tro-
vano la Barton e la Heaven Hill, nota per aver com-
prato la vecchia etichetta del mitico Old Fitzgerald,
dalla Stitzel Weller di Louisville, ormai chiusa dal
1993. La distilleria più piccola del Kentucky si tro-
va a sud, a pochi chilometri da Loretto, dove viene
prodotto il Maker’s Mark. L’impianto di distilla-
zione sorge sulle fondamenta del 1805, e l’attuale
distilleria a torre fu costruita nel 1889. La famiglia
che gestisce la distilleria sono i Samuels, discen-
denti di scozzesi-irlandesi che emigrarono nel
Nuovo Mondo agli inizi del Settecento; attivi nella
distillazione da quattro generazioni. L’azienda è
conosciuta anche come Star Hill Distillery fondata
nel 1953 da William Samuel Taylor, proprio dove
sorgeva l’impianto dei suoi avi. Il Maker’s Mark
è il più morbido dei Bourbon perché non utiliz-
za la segale a favore del grano che caratterizza il
suo sapore, caratteristica che lo accomuna all’Old
Fitzgerald; inoltre viene imbottigliato preferendo
la grafia canadese e scozzese senza la “e”, Whisky.
Molti fattori della qualità del Maker’s Mark sono
ottenuti più facilmente proprio perché la distilleria
è piccola; per il consumo basso è sufficiente l’acqua
della propria sorgente, così come per l’acquisto del
cereale si riesce a seguire meglio la produzione del
mais. L’uso del mulino a macina, più delicato nel
trattare gli ingredienti del whiskey, così come la
lenta cottura dei cereali, l’uso del proprio lievito
associato al luppolo, le vasche di fermentazione in
cipresso, la distillazione in un vecchio distillatore
di rame “a coppia”, la rotazione sistematica dei ba-
rili durante l’invecchiamento; lo fanno rivendica-
re come un prodotto “fatto a mano”.
Poco distante da Bardstown, precisamente a Cler-
mont, nella contea di Bullitt, troviamo le radici del
Bourbon più venduto, il Jim Beam. Il primo distil-
latore della famiglia fu Jacob Beam, nel 1795, nella
contea di Washington; fu il pronipote David Beam
a metà dell’Ottocento ad impiantare una distilleria
a Clermont, dove poi sarebbe sorta la distilleria che
avrebbe portato il nome del figlio Jim. Distilleria
sorta in epoca post Proibizionismo, e rifatta negli
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