Nel 1951 un appassionato americano, Bernard De Voto, mor-
mone di origini italiane, nel suo saggio “The Hour” scrisse:
“Lasciateci ammettere sinceramente che nel passato ame-
ricano ci sono vergogne da biasimare, la peggiore delle
quali è il rum. Ciònonostante, noi abbiamo migliora-
to il destino dell’uomo e arricchito la sua civiltà con il
Rye, il Bourbon e il cocktail Martini. In tutta la sto-
ria quale altra nazione ha fatto così tanto?”
L’ora a cui si riferisce, è il momento tra la fine del
lavoro e il pranzo, durante il quale molte perso-
ne si godono un drink. Gli americani hanno isti-
tuzionalizzato tale momento con il termine “Hap-
py Hour”, ovvero, ora felice. In ogni paese le bevan-
de seguono le loro correnti geografiche come parte
dell’economia e della storia sociale; negli Stati Uni-
ti questo aspetto si riscontra con maggiore facilità.
I continui cambiamenti tra i vari stili di birre pro-
dotte dal New England alla California; e il fallimento
del rum americano, primo distillato del paese prodot-
to per fini commerciali sempre nel New England, sono
un esempio dell’aspetto camaleontico di questo paese.
Il declino del rum iniziò nell’Ottocento, quando il whi-
skey americano ebbe i suoi esordi in Pennsylvania e nel
Maryland, dopo si diresse a sud, attraverso la Virginia, al
Kentucky e al Tennessee.
Il Rye, fu il primo genere di whiskey nato negli Stati Uni-
ti, ma causa anche carenza di orgoglio nazionale verso i
propri stili di whiskey è sicuramente quello che ha soffer-
to di più nel mercato americano.
Il Bourbon venne considerato troppo scontato e solo negli
anni Ottanta tornò ad essere apprezzato grazie ai marchi
più famosi, in luoghi lontani dal Kentucky. Quello che me-
glio ha trasmesso i valori della tradizione è stato il sour mash
del Tennessee, anche se per merito degli sforzi di una sola ca-
sa, la Jack Daniel’s.
IL RYE WHISKEY,
IL BOURBON DEL KENTUCKY
E IL SOUR DEL TENNESSEE
Luca Peroncini
Barman Sommelier
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