Sommeliers Magazine Marche n. 26 - page 35

siamo al cospetto di un esemplare eccellente.
Tra i vitigni coltivati spesso a forma di nido
per difendere i grappoli dalle impetuose raf-
fiche di vento, a volte, sono collocati a con-
tatto con il suolo incenerito anche i grappoli
di athiri e di aidani; quest’ultimo è adottato
anche per ammorbidire il più austero assyrti-
ko nella produzione del passito Liastos, il cui nome
fa riferimento ad helios a gratificare il sole radioso
catturato nella coppa trasparente.
Del nettare dolce estratto dall’aromatico moskatos
non sembrano volersi privare anche i vignaioli di
Santorini. Gli acini benmaturi che attirano un eser-
cito di api per suggere il dolcissimo succo diventano
policromi sotto i pungenti raggi solari poco prima
della vendemmia. La durata dell’essiccazione di al-
tri quattordici – quindici giorni deve assicurare una
resa pari ad un litro di prodotto finito per cinque
chili di uva. Ai profumi di frutta candita, mandorle
leggermente tostate e vaniglia si aggregano inevita-
bilmente le sfumature di una terra bruciata, neces-
sarie per alleviare gli stucchevoli sapori degli an-
tichi dolciumi greci grondanti di miele: loucoumi,
baklavas oppure paradisiakos akanes.
Un altro vitigno molto apprezzato e alquan-
to raro è il balsamico Moscofilero; a seconda
del territorio di provenienza può variare no-
tevolmente il suo bagaglio estrattivo. A vol-
te il suo apporto profumoso ricco di “peta-
li” di rose e di muschio, ma anche di vani-
glia, ricorda i migliori gewürztraminer
del nord Italia. Gli esemplari dotati di
un ampio ventaglio di aromi si ritrovano
compagni ideali di formaggi, affettati
saporosi e piatti elaborati dove le spezie
abbondano; da non tralasciare la versio-
ne “agrumata” in abbinamento con ela-
borati piatti di pesce. Sulla torrida isola
di Creta la vite si coltiva dai primordi
della civiltà. Nei magazzini dell’enor-
me città-palazzo di Cnosso sono state
rinvenute montagne di orci contenenti
tracce fossilizzate di vino. Nel palazzo
di Minosse si conservava anche il leg-
gendario nettare prodotto dal dolcis-
simo malvasia di cui gli dei della mi-
tologia greca furono ghiotti. Tra i vini
prodotti nella minuscola zona viticola di Daphnes,
il vitigno nero liatico è tradotto anche in versione
liquorosa che con la sua rotondità e sapore avvol-
gente, con il colore profondo e profumo penetran-
te, ricorda il nettare mitologico – a volte pozione a
volte cibo – che conferiva l’immortalità e l’eterna
giovinezza. Tra le oltre trecento varietà diverse di
vitigni autoctoni della Grecia, molte sono presen-
ti sull’Isola; qui, finora, il terribile afide per fortuna
non ha potuto dimostrare la sua devastante voraci-
tà così da poter conservare un quadro ampelogra-
fico singolare e l’identità interamente europea del-
la specie sativa.
Anche in quest’Isola ai margini del 35° parallelo,
il punto più meridionale del nostro emisfero entro
il quale la sopravvivenza della vite è garantita, i vi-
gneti necessitano di esposizioni riparate dal sole e
dalle irritanti masse di calore provenienti dall’Afri-
ca. Le correnti settentrionali alimentate dai Melte-
mi che raggiungono l’Isola mitigano e agevolano la
vite nella sua sopravvivenza specie se le vigne im-
piantate a ridosso delle colline o raramente delle
montagne si affacciano verso nord.
L’amore dell’uomo per la bevanda ottenuta dai tur-
gidi frutti della pianta arbustiva della famiglia del-
le vitacee sembra non tramontare mai e la rinasci-
ta dei vini dolci e opulenti acquista nuovo vigore.
Se nel tempo della mitografia epica la bevanda co-
lor ambra degli dei dell’Olimpo era riservata esclu-
sivamente agli immortali, l’odierna ambrosia con-
cessa da Dioniso è appannaggio anche dei comu-
ni esseri umani. I colori gioiosi e brillanti di questi
magnifici vini, simili al memorabile tramonto di
Santorini, ispirano i pensieri fecondi di ogni eno-
appassionato. La stoffa imponente, il calore che ri-
escono a trasmettere e il dolcissimo sapore mielato
riempiono di letizia anche il detrattore più irrive-
rente delle liturgie dionisiache. Così come il calice
panciuto avvolge il nettare, con la stessa infinita ro-
tondità il nettare avvolge il nostro palato, ricordan-
do tale complessità e armonia, tale perfezione e ca-
lura che soltanto l’abbraccio di una madre è capace
di trasmettere alla sua creatura.
Vista dall’isola di Samos
Statua
di Dioniso
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