fitte lacrimucce scendevano con somma indolenza
sulle panciute pareti di cristallo. In effetti, l’ambro-
sia, degna degli dei anche dopo l’assaggio, non può
che esercitare il suo potere prodigioso.
Posizionata frontalmente allo stretto dei Dardanel-
li, e appena toccata dal quarantesimo parallelo sul
punto più settentrionale della costa, anche l’isola di
Limnos, di origine vulcanica, fa parte dello stesso
distretto vitivinicolo dell’Egeo orientale.
Il suo vitigno “apiano”, l’odoroso moscato di Ales-
sandria, da vita a un vino secco e uno liquoroso
di eccellente qualità dal caratteristico profumo di
muschio accanto a tonalità gustative minerali pro-
venienti dalla roccia ricca di depositi piroclastici
capaci di rinfrescare il palato.
Compresi nella stessa regione viticola, i vini dell’an-
tica Grecia prodotti sulle isole di Tasos, Chios - la
Bordeaux dell’antichità - e Lesbos, nota per i suoi
vini maturati sotto uno strato di lieviti, facevano
parlare di sé oltreconfine già ai tempi dell’espansio-
nismo ellenico nel Mediterraneo.
La grande isola di Rodos nella regione del Dodeca-
neso prima di essere conquistata dalle colonie do-
riche fu abitata dai Fenici che introdussero la vi-
te dalla vicina Asia Minore. Furono i rodiani i pri-
mi a siglare ogni recipiente pronto per l’esportazio-
ne indicando la provenienza geografica dello squi-
sito contenuto. Tra i vitigni dell’isola, tutti con pie-
de franco, abbonda il moscato bianco che produce
un celebre nettare dalla spiccata aromaticità onni-
presente nel Paese dove il vino è considerato dono
di Dio. I vini degni della denominazione speciale
“Rhodos”, sull’isola rovente di Rodi, devono prove-
nire dalle uve giunte alla maturazione in posizioni
rivolte verso nord-nord/est sulle alte montagne di
Attaviros dove si coltivano a milleduecento metri
di altezza soprattutto i vitigni athiri a bacca bianca
aromatica con risultati vellutati e l’uva nera man-
delaria dalle caratteristiche un po’ ruvide, chiama-
ta amorgiano in dialetto locale.
Anche i vitigni alloctoni come syrah, grenache e
cabernet godono di buona reputazione. Secondo
un produttore ateniese di successo, Hatzimichalis,
il vitigno cabernet avrebbe origini greche che gli
antichi avi identificarono con il termine “kapnias”
e con le migrazioni ioniche giunse fino a Massalia,
l’odierna Marsiglia, ad Agatha e ad Empórion.
L’antica Thira, battezzata Santorini (Santa Irene)
dai commercianti veneziani, è la più bella fra le in-
cantevoli isole dell’arcipelago delle Cicladi nel sud
del mar Egeo e soffre da sempre le furiose corren-
ti d’aria provenienti dai quadranti settentriona-
li particolarmente intensi e incessanti nel periodo
estivo. Sull’Isola rinata dalle sue ceneri come l’ara-
ba fenice, dopo la terrificante eruzione attorno al
1627 a.C., il vitigno principe di natura autoctona
che ben si adatta al terreno vulcanico aspro e sicci-
toso è l’assyrtiko, uva a bacca bianca molto versa-
tile. Il succo estratto dalla polpa si utilizza dai vini
freschi e fruttati dai colori paglierini da bersi gio-
vani ai dolci Vin Santo morbidi e complessi con
gradazioni fortemente dorate o addirittura ambra-
te dopo dieci anni di riposo in rovere. Se preparato
con le attente e moderne tecniche di cantina nella
versione “paglierino” non ha alcunché da invidiare
ai migliori vini secchi del mercato internazionale.
Anzi, l’ottima freschezza e buona acidità ne fanno
un compagno ideale accostato a sapori contrappo-
sti con tendenze dolci e grasse come formaggi, cro-
stacei , oppure octopodi. Se la sua PAI coincide con
i valori dell’intensità e della complessità olfattiva e
la struttura del corpo è calibrata alla consistenza,
Vigne dell’isola di Creta
(foto a lato)
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