Più avanti si arrivò a produrre dei torchi in legno
provvisti di buchi ed ancora oggi nei villaggi più
remoti della Cina i Noodles vengono ottenuti con
lo stesso strumento. La tecnica di produzione dei
Noodles si diffuse rapidamente in tutti i paesi asia-
tici passando dalla Cina alla Corea e al Giappone
fino al Vietnam, Cambogia, Birmania, Tailandia,
Laos, Malesia e Indonesia.
I carovanieri persiani, attraverso i contatti com-
merciali con i cinesi, introdussero subito la pasta
in Medio Oriente. La chiamarono Restà e a breve
diverrà il cibo più importante di tutte le popolazio-
ni arabe arrivando fino in nord Africa, utilizzan-
do però frumento anziche riso. Nell’827 gli arabi
nord africani invadono la Sicilia dove resteranno
per duecento anni. La pasta, e nel frattempo questi
avevano imparato ad essiccarla al sole, diverrà di
uso comune nell’isola mediterranea prendendo il
nome di Itriia.
Con l’avanzare del tempo gli arabi smettono di
produrre e consumare pasta passando al Cous
Cous in quanto più semplice da appallottolare ed
essere mangiato con le mani, come loro abituale
costume. Ma la Sicilia andrà avanti con la produ-
zione e, con l’arrivo delle Repubbliche Marinare,
Genova introdusse la pasta in Liguria come Amalfi
in Campania. Da lì ad oggi i Noodles cinesi cam-
bieranno aspetto ed usi e daranno origine ad inno-
vazioni gastronomiche divenendo il prodotto ali-
mentare per eccellenza del “Made in Italy” e sarà
proprio l’Italia ad introdurre poi la pasta in tutto il
mondo occidentale.
Ma i Noodles asiatici, tradotti anche dalla lingua
inglese in tagliatelle, sono molto diversi dalle no-
stre paste fresche o secche. Da diversi secoli anche
in Asia si usa confezionarli con grano bianco e
saraceno, ma quelli di riso rimangono il prodotto
più tradizionale. Anche nei paesi himalaiani come
Tibet, Nepal e Bhutan ma anche in quelli che si af-
facciano fra le steppe della catena caucasica ed il
Karacorum i noodles fanno parte della dieta delle
popolazioni quivi residenti. Non sono impastati
con le uova come le nostre paste fresco ma usano
esclusivamente acqua e farina. Beh... anche da noi
si produceva pasta fresca senza uova e veniva chia-
mata pasta pelosa (abitualmente tagliolini) perchè
tendeva ad incollarsi.
Ricordo che molto spesso la si tuffava in brodo di
carne o verdure preparato con un soffritto di guan-
ciale battuto, cipolla e maggiorana secca: squisita!
NOODLES DAL MONDO
Famosi e comunissimi in Giappone sono gli
Udon
,
preparati con una tecnica particolarissima inquanto
la pasta di grano, coperta di materiale plastico, vie-
ne stesa con i piedi come se si pigiasse l’uva e ridot-
ta ad uno spessore di 3 millimetri. Altro strano piat-
to Giapponese ma sempre comune sono i
Ramen
.
Preparati con cipolle fresche queste vengono fritte
versandoci sopra olio bollente infiammato, con un
pericoloso effetto flambè davanti al consumatore.
Ma la preparazione più strana viene realizzata in
Cina; si tratta dei
Sida
. Il cuoco mette in testa uno
strofinaccio arrotolato, vi posa sopra la massa della
pasta e con una sorta di piccola lama di plastica o
bambù stacca dei pezzettini piccolissimi con grande
velocità, come se si pettinasse, gettandoli in un con-
tenitore posto alla distanza di 3 metri. Altri lo fanno
con la pasta depositata in un piatto tenuto con la
mano sinistra e con l’altra staccano i pezzettini di
pasta sempre con lo stesso attrezzo e gettandola
sempre a 3 metri di distanza. Altri piatti di Noodles
cinesi sono i
Tigiao
e i
Misen
.
Noodles impastati invece con zucchine sono i
Peril-
la
del Bhutan, chiamati “Sorrisi dei monaci” perché
al momento di consumarli questi accennano sempre
ad un sorriso. Sempre del Bhutan abbiamo la
Puta
,
a base di grano saraceno. In Tailandia il piatto più
importante di Noodles si chiama
Peb Tai
; vengono
tuffati in brodo con salsa di acciughe secche, verdu-
re e noccioline tostate. Dalla Corea, infine, la Zuppa
Kiuchi
a base di grano saraceno.
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