«Ascoltami, o dea! Vieni benevola in soccorso, dammi forza
alle gambe! »
- Così supplicò Odisseo in cuor suo Pallade
Atena, nel mentre compì l’ultimo tratto di pista della corsa
a piedi sfidando l’abile corridore Aiace per conquistare lo
splendido premio, un cratere d’argento di squisita fattura
messo in palio da Achille in onore del compagno e fido
amico Patroclo ucciso in duello da Ettore. E fu esaudito il
desiderio del prode acheo, dopo aver rivolto una preghie-
ra alla dea protettrice degli eroi che gli rese agili le mem-
bra, i piedi e le mani, vincendo l’agognato trofeo in ricordo
dell’illustre guerriero ucciso nella furiosa lotta dirimpetto
alle mura di Troia, nell’ennesimo tentativo di ricondurre
in patria l’affascinante Elena, sposa di Menelao re di Spar-
ta, sedotta e rapita da Paride.
Presumibilmente nacquero così, in età classica, le contese
sportive ispiratesi alle commemorazioni funebri durante
le quali i membri della più stretta cerchia del trapassato
misurarono la propria forza fisica tramite le competizio-
ni come la corsa dei cavalli, corsa a piedi, pugilato, lotta,
oppure lancio del giavellotto, tributando onori all’eroico
personaggio deceduto. Uomini forzuti, preparati da sem-
pre per ogni evento bellico, divennero così venerati atle-
ti che parteciparono ai Giochi Panatenaici per trionfare
e aggiudicarsi 140 anfore colme di olio d’oliva, oppure a
quelli Panellenici, organizzati nei santuari di Delfi, Ne-
mea, sull’Istmo di Corinto e ad Olimpia. E proprio qui,
nell’antica Olimpia, sorta in onore di Zeus, i Giochi con
cadenza quadriennale diventarono la manifestazione più
celebre dell’era classica ove vennero incoronati i gloriosi
eroi in ricordo del re Enomao, acquisendo immortale lu-
stro dalla enorme risonanza, nonché notorietà politica.
«Come l’acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come
l’oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più
brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, metten-
do in ombra tutti gli altri giochi»
, scrisse Pindaro in versi
memorabili tessendo le lodi alla città sacra e celebrando le
competizioni agonistiche del tempo comprendenti oltre le
Olimpiche anche le Pitiche, Nemee, e Istmiche.
Le solenni cerimonie obbligavano moralmente i conten-
denti e i loro istruttori a tenere un comportamento rispet-
toso delle regole durante i tornei invocando Zeus a testi-
mone del giuramento di lealtà che, nel caso di spergiuro,
avrebbe scatenato la sua collera punitrice scagliando folgo-
ri. Nelle palestre, i ginnasti, vivaci germogli ellenici per lo
più discendenti di benestanti stirpi aristocratiche, bramosi
di cingersi la fronte di corone d’alloro per accrescere ul-
teriormente il proprio status, forgiarono muscoli scolpiti,
curarono l’armonia dei movimenti, impararono a formare
le rispettive coscienze, i principi e i valori morali, escogita-
rono strategie sportive e militari, assistiti da capaci prepa-
ratori atletici costantemente alla ricerca di diete compati-
bili con le discipline e idonee ad amplificare le prestazioni.
ALIMENTAZIONE E DIETETICA DALLA
CIVILTÀ ELLENICA AI GIORNI NOSTRI
“Fa’ che il cibo
sia la tua medicina
e che la medicina
sia il tuo cibo”
Ippocrate
STORIA DELLA
DIETA MEDITERRANEA
Eva Kottrova
Sommelier
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