Sommeliers Magazine Marche n. 39 - page 18

Da sempre l’uomo ha dovuto mangiare per nutrir-
si e sopravvivere. La sofferenza per la fame è stata
sempre atavica e l’uomo ha lottato con forza contro
tutto e tutti pur di poter soddisfare questo bisogno
primario.
L’alimentazione dell’uomo era inizialmente basata
sui prodotti della natura, radici, tuberi, frutti, le-
gumi, ortaggi e cereali, si può quinti affermare che
l’uomo primitivo era “vegano”. Poi scopre la carne
e tutti i benefici che il suo consumo porta: maggiori
energie, maggiori resistenze alle fatiche e alle ma-
lattie. L’uomo cresce, s’irrobustisce, aumenta sta-
tura, peso, ma soprattutto il volume della scatola
cranica e del suo contenuto, il cervello; e cresce an-
che l’intuito che porterà l’uomo a utilizzare il fuoco
per cuocere la carne. Il fuoco permette di rendere la
carne più digeribile, più buona e più sana e consu-
mandola l’uomo inizia a ingrassare!
Procurarsi questo cibo, carne e grasso, non è esatta-
mente semplice; mostrarsi grassi ha perciò un signi-
ficato profondo, perché vuole dire “passarsela bene”
e che, nonostante le fatiche del lavoro e i disagi per
procurarsi il cibo, si mangia abbondantemente.
Nel Medioevo essere grasso diventa un sinonimo
di agiatezza, di benessere e di potere. Questo stato
sociale è evidenziato anche da tanti aneddoti: Carlo
Magno è conquistato “da una zuppa di fave spessa e
ben condita di strutto!”.
Anche William Shakespeare, fa dire a Giulio Cesa-
re: “Dei magri diffidate”, per sottolineare che i ma-
gri potevano tradire per un pezzo di pane. E Goldo-
ni fa sostenere alla sua Corallina “...se avete ad esser
mio, vi voglio bello, grasso e robusto...” perché ciò
significava essere benestante! In cucina ciò che era
grasso era buono, nutriente e “sano”.
È chiaro che sia i grassi animali sia i vegetali erano
tenuti in grande considerazione: oltre agli elevati
costi e la difficoltà per procurarseli, godevano di
questa “aurea” luce di alimento altamente nutrien-
te e salubre, adatto a non far ammalare le persone,
anzi le aiutava a guarire. Le classi sociali più povere
erano costrette ad ammirare chi poteva permetter-
seli. A giustificare questo stato di cose e per rinfor-
zare la teoria che i nobili potevano mangiare grasso
e i meno abbienti dovevano arrangiarsi, i medici
dell’epoca affermavano che bisognava mangiare
“secondo la propria qualità”, cioè secondo la pro-
pria classe sociale. Ai gentiluomini si addicevano
cibi elaborati e raffinati, grassi e succulenti, al po-
polo cibi semplici e comuni, magri e insipidi.
I dottori affermavano che i nobili, dagli stomaci
delicati, dovevano assumere cacciagione e selvag-
gina, carni rosse e pesci prelibati, intingoli e salse,
lasciando i cereali, i legumi, la frutta e la verdura,
il pane nero e i pesci poveri ai coloni che avevano
stomaci forti e atti a digerire questi alimenti.
I GRASSI NELLA DIETA DI IERI E DI OGGI
Quando
grasso
era
bello
Stefano Isidori
Pierpaolo Piermarini
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