Cesare Lapadula,
Delegato AIS Macerata
G.C.
Sempre interessante l’annuale incontro con i pro-
duttori dei Colli Maceratesi che presentano al giu-
dizio dell’AIS Macerata i loro Ribona.
Con la solita efficiente organizzazione del Delegato
Cesare Lapadula non che dei suoi bravi e dinami-
ci sommeliers e l’irriducibile sostenitore Palmiro
Ciccarelli quest’anno ai Due Cigni di Montecosaro
scalo, che li ha proposti con una cucina di mare,
ne abbiamo degustate e messe a confronto ben 29
etichette.
Anno dopo anno si è visto crescere il Ribona inmo-
do veramente esponenziale. Il vitigno maceratino o
montacchiese, alquanto bistrattato e ignorato fino a
un ventennio fa, si è armato di grinta e si sta facen-
do ormai notare in tutte le sue peculiarità e declina-
zioni. Lo si potrebbe, quale esempio, comparare ad
un ragazzotto del passato alquanto grezzo e igno-
rantello ma che presa nel crescere la strada dell’i-
struzione ne è uscito con una bella laurea in mano.
Del resto ciò è accaduto anche al Verdicchio, del
quale il maceratino conserva diversi geni, che
nell’ultimo decennio è assurto addirittura a diven-
tare il bianco italiano più riconosciuto dalle guide.
Lo abbiamo degustato, il Ribona, spumantizzato
sia con metodo classico che Martinotti, in versione
fermo con qualche elevage in barrique e passito e
insomma... sembrava una passerella di alta moda.
Ora il giovanotto cresciuto che ha fatto gli studi e
preso una laurea ha voglia di sfondare, ma per far
ciò ci vogliono gli attributi.
I genitori, cioè i produttori, devono dargli ancora
una mano. Con 130 quintali di resa massima per
ettaro si possono fare certamente buoni vini ma se
si vuole entrare nel Gotha dei grandi si deve ag-
giornare il disciplinare ed aggiungere un SUPE-
RIORE: abbassare quindi drasticamente le rese del
maceratino, eliminare gli altri vitigni ammessi che
creano solo confusione, un buon periodo di affina-
mento in bottiglia e...avanti si vada.
Più che accettabile il metodo della doppia fermen-
tazione sulle grane e dalla quale ne deriva appunto
il nome di Ribona che ne farebbe un bel distinguo,
anche se non indispensabile.
Quindi... due produzioni: una di base, con grane
o senza, e l’altra Superiore, cosa quest’ultima che
gli permetterebbe di entrare veramente in compe-
tizione con i grandi d’Italia e i nostri bravi enologi
sapranno fare la loro parte. Auguri Ribona!
IL MACERATINO EVOLVE MA SERVE IL SUPERIORE
RIBONA DAY
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