Sommeliers 45-2018 - page 29

Un aspetto che ha accumunato diversi produttori
da nord a sud senza distinzione è quello riguar-
dante il recupero, la salvaguardia e la valorizzazio-
ne dei vitigni autoctoni. La motivazione unanime
è stata dettata dalla volontà di staccarsi, anche se
non totalmente, dai vitigni internazionali al fine
di affermare una propria tradizione ed identità di
prodotto. La filosofia è ben radicata nell’azienda
Felline (Puglia) la quale ha avviato un progetto
“Accademia dei Racemi” per la valorizzazione dei
vecchi vitigni autoctoni: Malvasia nera, Fiano Mi-
nutolo, Ottaviano, Sussumaniello.
Tale mentalità ha orientato anche la cantina To-
blino (TN) nel recupero del vitigno Rebo, a salva-
guardare la Nosiola e valorizzare il vitigno Kerner
ottenuto dall’incrocio fra il Trollinger (schiava)
con il Riesling renano. La stessa azienda Palazzo-
ne, già menzionata, ha reintrodotto la coltivazione
di vitigni autoctoni come il Trebbiano toscano, il
Verdello, il Grechetto e la Malvasia toscana.
Un caso emblematico è rappresentato dall’azienda
“Custodi delle Vigne dell’Etna” (Catania) la quale
fa riferimento ad un principio olistico indicativo
di un atteggiamento volto a preservare il territo-
rio, mantenere la tradizione e rispettare la persona.
La peculiarità dell’azienda è quella di trattare un
patrimonio vitivinicolo che deriva da vigne molto
vecchie con una età compresa fra i 90-150 per arri-
vare a 250 anni. I vitigni principali sono il Nerello
Mascalese e N. Cappuccio accompagnati da Cari-
cante, Minnella e Grecanico.
Il carattere strettamente culturale viene preso in
considerazione da due aziende tarantine produtto-
ri del Primitivo di Manduria doc: l’azienda Felline
e l’azienda Gianfranco Fino. La prima ha chiama-
to il principale vino della casa con lo stesso nome
“Felline” in onore dei monaci che preservarono, in
epoca medievale, le vigne mentre nel secondo ca-
so l’azienda ha chiamato il vino “ES” riferendosi,
addirittura, a Freud con il quale il fondatore della
psicoanalisi indicava il nostro inconscio.
Il Biagioli WineFestival rappresenta una bella real-
tà per il nostro territorio valorizzata dall’apertura
al pubblico. Un contesto che ha permesso, spostan-
dosi di pochi chilometri, di entrare ad esplorare il
variegato mondo del vino, entrando in contatto
con produttori cordiali ed assaporando ottima
qualità di vino.
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