Sommeliers Marche Magazine 48 - page 35

«Posa ssu bicchieri! Mò puru i fimmani mbivunu?»
2
.
Chissà se ad Alberta Nesci, giovanissima impren-
ditrice alla guida dell’azienda omonima – che da
cinque generazioni, a Palazzi (RC), coltiva orgo-
gliosamente la vite (oltre che ulivi e bergamotti)
– sono state mai rivolte parole come queste, che
inchiodano nella mente l’idea che il vino sia una
“faccenda da uomini”. In ogni caso, di certo, Al-
berta questo monito se lo porta dentro, così come
non può non portarsi dentro i colori e le “tonalità
emotive” del
«crepuscolo color dell’uva»
(Jack Ke-
rouac), quando
«in campagna, dopo una giornata
di lavoro, gli uomini alzavano il bicchiere di vino
all’altezza del viso, lo osservavano, gli facevano
prendere luce prima di berlo»
(Pierre Sansot).
Ma Alberta Nesci, insieme figlia e amante di que-
sta terra dalla bellezza struggente, queste sfuma-
ture dei sensi e dell’anima, evidentemente, non le
ha mai dimenticate, e, sfidando gli stereotipi, ha
saputo sapientemente trasferirle nel bicchiere, mo-
strando come il vino abbia tutto da guadagnare dal
contatto con la “femminilità”.
Come tante altre imprenditrici calabresi, infatti,
non solo ha fatto del vino la sua ragione di vita ma,
con determinazione, lungimiranza e passione, rie-
sce da anni a conquistare i palati e i cuori con vini
di una grazia e di una raffinatezza assolute. E se i
suoi sono vini belli da far perdere la testa è perché,
da donna, sa che poche cose ammaliano come il
fascino discreto, che niente conquista in modo co-
sì profondo, definitivo e completo come l’eleganza
sobria, che nessuna bellezza è così accecante come
quella non ostentata e schiva. Schiva come il Noce-
ra, il vitigno autoctono da cui nascono alcuni dei
vini Nesci, quelli di cui Alberta va più orgogliosa.
«Lavoriamo con soddisfazione e con successo con i
vitigni internazionali, in particolare con Cabernet
Sauvignon, Syrah e Merlot (che danno vita a vini co-
me Chapeaux, Esperanto e Frà Antonio), ma quelli
che sento più “miei”, quasi come figli, da Calabrese
orgogliosa delle mie origini, sono quelli derivanti dal
Nocera, antichissimo vitigno a bacca nera coltivato
esclusivamente nel messinese e nell’estremo lembo
meridionale della Provincia di Reggio Calabria»
.
Qui, in questo luogo appartato, segreto, quasi fuori
dal mondo, dove la terra bruciata dalle estati ro-
venti impone vendemmie sempre più precoci, dove
l’aria odora di bergamotti e di gelsomini, dove la
brezza marina cede ai vini seducenti note salma-
stre, esattamente qui, nascono vini come Frasanè
(100% Nocera) o come Toto Corde (100% Nocera
rosato), vini che “sussurrano” storie antiche e che
suscitano emozioni immortali.
E che il Nocera sia un vitigno antichissimo, legato,
stando ad alcune fonti, nientemeno che al celebre
“Mamertinum” (ovvero ad uno dei vini più anti-
chi al mondo, con cui Giulio Cesare brindò nel 46
a.C., in occasione del suo terzo consolato), e che la
sua origine debba probabilmente essere fatta risa-
lire addirittura all’VIII secolo a.C., non stupisce
affatto, visto che l’azienda Nesci nasce alla fine
dell’‘800 proprio nelle zone del Grecanico, dove
ancora si parla e si pensa in greco e dove, a tutti
i livelli, regna il bello. Anzi, per meglio dire, dove
regna il
kalon
, ovvero quel bello “misurato”, com-
posto e equilibrato, che, stando alla
forma mentis
squisitamente greca (che, non a caso, proprio nel
filosofo calabrese Pitagora trova una delle sue fonti
più autorevoli e una delle sue espressioni insupera-
bili), rifugge l’eccesso e la dismisura, perché sa – da
sempre e per sempre – che
«l’armonia invisibile è
più potente di quella visibile»
.
E proprio di questa armonia – vero e proprio
must
di un’azienda, come Nesci, che ha radici lontanissi-
me ma che sa guardare con risolutezza e ottimismo
al futuro – si nutre quell’abbraccio “silenzioso” e
irresistibile ricordato in apertura.
Un abbraccio, quello di questi vini “accordati con
amore”, in grado di sciogliere il pensiero e i sensi,
che permette di riconciliarsi con se stessi e di ri-
conoscersi, nel profondo.
L’ABBRACCIO IRRESISTIBILE E SILENZIOSO DEL NOCERA
CALABRIA, ROSA NEL BICCHIERE
1
Arianna Fermani
Sommelier
1. «Calabria, /casa sempre
aperta./Un arancio/il tuo
cuore,/ succo d’aurora./
Calabria,/ rosa nel bicchiere»
(Franco Constabile,
La rosa nel bicchiere)
2. «Posa il bicchiere!
Che novità è questa?
Ora bevono anche le donne?».
«Il linguaggio dell’amore è un linguaggio segreto e
la sua espressione più alta è un abbraccio silenzioso.»
Robert Musil
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