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Si è perso un po’ di vista il Calvados negli ultimi
tempi, forse, anzi sicuramente, per effetto della
limitazione dei super alcolici imposta dalle leggi
sulla sicurezza alla guida, ma anche per motivi sa-
lutistici nutrizionali. La molecola dell’alcol è infatti
considerata tossica dalla scienza medica che accet-
ta il vino nei limiti da questa stabiliti ma condanna
i super alcolici. Ma se siete in casa e dopo cena si-
curamente una mini razione di circa 20/30 g, quin-
di un sorso, non ve lo proibisce nessuno.
Tra i tanti buoni distillati ho subito sempre un cer-
to fascino dal Calvados, o meglio “
le Calvà
” come
dicono i francesi. Lo si trova per tutti i gusti e tutte
le tasche ma se volete le emozioni forti dovete arri-
vare ai grandi definibili
cru del Pays D’Auge
, pro-
dotti con distillazione discontinua e ancora meglio
quelli
du Château du Breil
.
Nella cultura francese i Calvados giovani ven-
gono bevuti a bassa temperatura, senza ovvia-
mente aggiungere ghiaccio (peccato mortale),
ma i grandi cru rigorosamente a temperatura
ambiente, come vanno degustati tutti i migliori
distillati. Il contenitore perfetto è assolutamen-
te il balloon da Cognac e i cru vanno addirittura
un po’ riscaldati con il tepore della mano. Nel-
le olfazzioni il naso si impregna di meravigliosi
sentori pomacei. Il Calvados è un distillato di si-
dro, una sorta di vino alquanto acidulo e a basso
tenore alcolico che si ottiene dalla fermentazione
di mele coltivate in Normandia. Il nome potreb-
be derivare da “El Salvador” un galeone spagnolo
della Invincibile Armada che si incagliò sulle coste
normanne durante le guerre franco ispaniche.
C’è un’altra teoria però che fa risalire al nome Cal-
vados (
Calvà
) al fatto che le coste della Normandia
viste dal mare sembravano calve in quanto prive di
vegetazione. Il distillato infatti fu chiamato sem-
plicemente “
Eau de vie de Cidre
”, prima del nome
Calvados. La coltivazione delle mele in zona era già
molto attiva al tempo di Carlo Magno che addirit-
tura promulgò una legge protettiva che proibiva il
taglio dei meli.
In Normandia non esistono vigneti per particolari
algide condizioni climatiche del passato che provo-
carono un disastro, per cui questo è il motivo della
coltivazione del melo che prese il posto dell’uva.
Le classificazioni del Calvados sono le seguenti: i
più giovani devono avere almeno un minimo di
affinamento in botte di due anni – Vieux (
Reserve
)
almeno3 anni – VSOP non meno di 4 anni – XO
(
Hors d’Age
) minimo 6 anni.
I Calvà giovani nella tradizione francese vengono
spesso consumati freschi, come già detto, quasi a
mo di sorbetto per intervallare una portata dall’al-
tra e nelle mie esperienze professionali l’ho utiliz-
zato spesso a tale scopo. Oltre alla degustazione
post prantium
in qualità anche di digestivo.
Le Calvà si abbina amorevolmente alle prepara-
zioni di pasticceria come crostate con pere e cioc-
colato o torte di mele tipo Tarte tatin spolverate
di cannella. Ottimo anche su alcuni formaggi di
struttura e stagionati non che sul pollo ai funghi...
o meglio a la Normanne, con funghi e mele.
IL RE DELLA NORMANDIA
CALVADOS
AOC Calvados Pays d’Auge
AOC Calvados
AOC Calvados Domfrontais
Caen
Le Havre
Rouen
Camembert
Falaise
Domfront
Vire
Saint-Lô
Bayeux
Cherbourg
Lisieux
Honfleur
Gualberto Compagnucci
Panorama del porto di
Honfleur (Patrimonio
mondiale UNESCO),
dipartimento di Calvados,
Normandia, Francia.
INTERPROFESSION DES
APPELLATIONS CIDRICOLES