Il nostro interesse e curiosità enologica ci spingo-
no sempre più a scoprire nuovi Paesi produttori
che poi così nuovi non sono. Con un quasi gioco
di parole introduciamo quindi per il nuovo mondo
Uruguay e Brasile, che con i più riconosciuti Cile e
Argentina chiudono il cerchio dei già trattati vini
sudamericani.
Compreso tra il 30° e il 35° parallelo sud l’
Uruguay
rientra perfettamente nella fascia produttiva che
coinvolge tutti i migliori Paesi dell’emisfero au-
strale. In un territorio poco meno che piatto, dove i
vigneti si ergono raramente al massimo di 300 me-
tri s.l.m. e la viticultura è giunta a quasi fine ‘800
ad opera di immigrati Italiani, soprattutto liguri e
anche spagnoli, lo scettro produttivo è in mano al
vitigno tannat.
Originario de Madiran, nel sud ovest francese qua-
si ai bordi dei Pirenei, è un vitigno muscoloso dove
i tannini (da questi ne deriva il nome tannat) fanno
da padrone e per questo motivo molto spesso, come
del resto fanno anche i francesi, viene sposato ai ca-
bernet franc e sauvignon, come anche al merlot per
ammorbidirne il gusto e dargli maggior finezza. In
generale i vini uruguaiani manifestano una certa
personalità e godono di buona stima dai maggiori
esperti internazionali.
Personalmente ebbi modo di degustare anni fa a
Londra in un loro stand fieristico un Sauvignon, se
ricordo bene, della Bodega Cerro Chapeau abbina-
to ad alligatore affumicato e debbo dire che trovai
la cosa, seppur insolita per noi italiani, molto inte-
ressante e da saldare in memoria.
Il vigneto uruguaiano di qualità si estende per
10.000 ettari ovviamente tutto al nord della capitale
Montevideo collocata nella punta estrema del Paese
e all’opposto di Cile e Argentina ventilate dal Paci-
fico qui è l’aria sub tropicale dell’Atlantico che gioca
il ruolo fondamentale. Geograficamente l’Uruguay
è considerato lo zoccolo terminale del Brasile.
GRANDI VINI MONDIALI
Uruguay
e Brasile
Gualberto Compagnucci
6