Sommeliers Marche Magazine 53 - page 6

Ho frequentato per motivi professionali l’Ungheria
per ben tre volte e sono sempre rimasto entusiasta
di certi loro vini. Con i suoi tanti vitigni autocto-
ni e le avanzatissime tecniche enologiche applicate
soprattutto ad alcuni dei loro vini è da considerarsi
uno dei Paesi viticoli più interessanti del mondo.
Basti pensare poi che la loro legislazione è addirit-
tura riconosciuta più vetusta di quella francese, so-
prattutto nelle denominazioni d’origine e quindi la
più antica a livello internazionale. Alcune di que-
ste sono state classificate quasi un secolo prima di
quelle dei grand crus bordolesi e addirittura quella
dei vigneti di Tokaji-Hegyalja risalgono ai primi
del ‘700, quindi 150 anni ancor prima.
Sotto l’impero asburgico poi vi fu un grosso in-
cremento della produzione vitivinicola e i vini
magiari, al pari del nostro Barolo, venivano rico-
nosciuti come i Re dei vini e i vini dei Re. Erano
tra i preferiti delle teste coronate di tutta Europa,
dagli alto prelati e mai mancavano alla corte pa-
pale. L’Arciduchessa regnante Maria Teresa d’Au-
stria, innamorata del Tokaji aszu, lo recitava con
il seguente epigramma:
“Benedicta sit terra, quae
te geminavit / benedicta sit mulier, quae te misit, /
benedictus sum, qui te bibo”
.
Molte sono le opere dei tempi che ne tessevano
le lodi. Si dice pure, forse una indiscrezione, che
a metà del XVII secolo alcuni esponenti della no-
bile famiglia Lur Saluces, produttori del mitico
Chateau D’Yquemme, abbiano, in una visita in
Ungheria, imparato dai Tokaji Aszù a produrre il
loro fantastico vino; rimasero infatti sorpresi nel
vedere che gli Aszù venivano ottenuti da uve am-
muffite (nel caso ovviamente nobili) e... ne fecero
poi tesoro. Un grande protagonista dell’epoca, il
conte Teleki, fu colui che realizzò addirittura di-
versi portainnesti tuttora utilizzati.
A fine ‘800 la fillossera produsse i grandi danni che
sappiamo e vennero successivamente reimpiantati
i vitigni del conte che portavano il nome di fur-
mint, sárgamuskotály e hárslevelü e che ancora
oggi sono i più utilizzati. La qualità dei vini un-
gheresi era quindi al vertice dell’enologia mondia-
le, ma entrarono poi in grande crisi con l’avvento
del regime comunista e ci vollero decine di anni
prima che tornassero al passato splendore.
Gualberto Compagnucci
L’abbazia benedettina di
Tihany sul lago Balaton,
Ungheria
ORO LIQUIDO DEGLI ASBURGO
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KA
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GRANDI VINI MONDIALI
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