È questa la domanda che spesso ci si pone di fronte
ad una novità, e anche il settore enologico non si è
sottratto a questa diatriba. Negli ultimi anni in-
fatti si è assistito ad una netta crescita di vini
meno convenzionali, che esulano dai ca-
nonici standard che conosciamo e che
siamo abituati a bere: parliamo degli
orange wines, i cosiddetti vini aran-
cioni, le cui origini sono antichissime.
Terra di elezione è il Caucaso, in parti-
colare la Georgia, culla della viticultura
mondiale, dove da migliaia di anni le uve
bianche vengono sottoposte a vinificazio-
ne in rosso e a lunghissime macerazioni nei
qvevri; da questa lavorazione nascono dei vini con
colorazioni accattivanti e tonalità che sfumano
dall’oro-ambra al giallo-arancio, denotando pro-
fumi insoliti ed intriganti.
Anche in Italia molti produttori hanno deciso di
percorrere questa strada integrando nel loro ven-
taglio di prodotti anche i vini macerati, che hanno
però procedimenti e caratteristiche molto diverse
da quelli georgiani.
Se a livello nazionale la regione di riferimento è
il Friuli Venezia Giulia, nelle Marche l’interpre-
tazione dei vini macerati è stata messa in atto da
alcuni produttori di verdicchio, un’uva decisa-
mente versatile che oltre a dare ottimi risultati
nelle produzioni di vini fermi e vini spuman-
te, ben si presta anche alle macerazioni.
Non tutti i produttori utilizzano però lo
stesso metodo di produzione, sebbene il de-
nominatore abbastanza comune sia quello
della filosofia biologica-biodinamica: dopo le
prime fasi di sperimentazione oggi la maggior
parte preferisce macerazioni di 20-30 giorni e
l’utilizzo dell’acciaio, mentre altre realtà optano
per tempi leggermente più brevi e l’utilizzo di
cemento, anfore o giare in terracotta, il tutto
chiaramente studiato in funzione dell’obietti-
vo enologico che si vuol ottenere.
Ma tornando alla domanda iniziale, il verdicchio
macerato è una moda? Alcuni produttori sosten-
gono che effettivamente all’inizio si cercava di alli-
nearsi a queste nuove tendenze, ma soprattutto era
emersa la voglia di tornare alle tradizioni contadi-
ne, rivalutando quel metodo di produzione tanto
caro alle generazioni dei nostri nonni, da integrare
con le più attuali e moderne tecnologie; oggi l’in-
novazione ha permesso di migliorare la stabilità e
la pulizia dei mosti, mentre le scelte aziendali so-
no state incentrate su macerazioni delle bucce non
troppo lunghe che probabilmente il verdicchio,
con le sue caratteristiche, non richiede.
In origine il mercato di riferimento era quello delle
enoteche, destinato perlopiù ad appassionati sem-
pre alla ricerca di nuove chicche enologiche; negli
ultimi anni invece la richiesta degli addetti ai la-
vori è aumentata molto, e nonostante sia l’export
verso Canada, Giappone e California a trainare le
vendite, anche la ristorazione italiana è diventata
più sensibile e attenta a queste novità, iniziando a
richiedere questi orange wines da uve verdicchio,
considerati a volte come un jolly di nicchia a tutto
pasto, da servire a temperature non freddissime e
abbinare magari ad un unico menù di carne e pe-
sce, oppure a dei formaggi stagionati, se vogliamo
anche erborinati.
La macerazione delle uve consente l’estrazione di
polifenoli, tannini e sostanze aromatiche, e genera
solitamente dei vini con aromi complessi e affasci-
nanti, che spaziano dalla frutta matura alla scorsa
d’agrume, fino ad arrivare a frutta candita, miele,
spezie dolci, note tostate ed erbe officinali. Nel ver-
dicchio macerato si ritrova l’essenza del vitigno,
dove alla freschezza e alla decisa sapidità si af-
fiancano delicate note tanniche ed un lungo finale
agrumato, tipicamente ammandorlato, che invita
alla beva e non stanca.
Ennesima conferma della poliedricità di quest’uva,
la cui macerazione non estrema permette di man-
tenere ben salda la sua identità, di non appiattire le
sfumature date dal terroir e di non perdere il va-
rietale tipico del vitigno, evitando così di ritrovare
nel calice dei vini indistinguibili, sopraffatti dalle
ossidazioni.
MODA O CONVINZIONE?
VERDICCHIO IN ORANGE
Luca Giaccaglia
Delegato AIS Jesi e Castelli
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