Sommeliers Marche Magazine 55 - page 34

Alcune portano nomi originali, come Helios, Pri-
or, Julius, Petra, Rubinka, Viorika. In altre, invece,
affiora il capostipite: Cabernet Volos, Merlot Kho-
rus, Sauvignon Rytos. Nel vigneto sperimentale
dell’Assam, a Valmir di Petritoli, di varietà come
queste ne sono state impiantate 39. Sono figlie di un
lungo lavoro di incrocio. Si chiamano “resistenti”:
dalle principali avversità fungine, oidio e perono-
spora, più di tanto non si lasciano intimorire.
Mentre una metà è iscritta nel Registro Nazionale
delle Varietà di Vite, sia pure con il limite dell’im-
piego nella sola produzione di vini da tavola o IGT,
la restante parte sta ancora attendendo. Provengo-
no chi dall’Italia, chi dalla Germania, chi dall’est
Europa. La gran parte è figlia di uve internazionali.
A voler partire con la sperimentazione, a Petrito-
li, è stato nel 2011 l’enologo e tecnico Assam Giu-
seppe Camilli. Per il primo impianto, però, ha do-
vuto aspettare il 2015, per i primi rilievi il 2017 e,
quest’anno, sono arrivati i primi risultati. «Non ci
siamo inventati nulla – chiarisce subito Camilli –
Già a fine ‘800, per fermare la fillossera, oltre all’in-
nesto, vennero provati degli incroci tra vite ameri-
cana e vite europea: incroci di prima generazione,
come il fragolino ad esempio». Il loro gusto selvati-
co, però, non piacque. Allora furono banditi.
Ma la ricerca, compresa quella italiana, non si fer-
mò: nacquero queste nuove generazioni di varietà
con all’interno uno o più caratteri di resistenza
alle principali malattie. «Più barriere il fungo tro-
va, più impiega tempo a superarle. Fungo che, nel
frattempo, evolve. È per questo che, incrociando,
all’interno di una varietà si cerca di mettere il mag-
gior numero di caratteri di resistenza conosciuti»
spiega il tecnico. E gli incroci non sono affatto sem-
plici: «Spesso – aggiunge Camilli – accade che il
figlio venga fatto rincrociare più volte col padre o
la madre, di modo che il carattere della vite ame-
ricana, portatrice di resistenza, vada via e sempre
più si affermi il gene europeo, che è quello che dona
qualità». Trattamenti si dovrà continuare a farne
(affermare il contrario è inesatto) ma saranno mol-
ti, molti di meno: «L’aggettivo giusto, più che resi-
stenti, sarebbe “tolleranti”. Queste varietà possono
prendere il fungo, ma la loro capacità di reazione è
talmente veloce che esso non riesce a svilupparsi,
come constatammo nel 2018, quando la peronospo-
ra fece capolino su alcune varietà» spiega Camilli.
Due gli ettari dedicati a questa sperimentazione,
altri tre sono per la biodiversità. Cordone sperona-
to e guyot le due forme di allevamento: «Abbiamo
sdoppiato la prova, così sappiamo come si compor-
ta una stessa varietà in entrambi i casi»
Il sistema più performante? «Dipende, qualcuna
produce di più su cordone speronato» precisa il tec-
nico. L’Assam, da maggio scorso, ha preso in consi-
derazione anche le varietà marchigiane. In collabo-
razione con la Fondazione Edmund Mach, infatti,
sta portando avanti un progetto di miglioramento
genetico di varietà di viti locali: le operazioni di
incrocio sono sul Montepulciano, sul Verdicchio
e sul Pecorino. Il team di tecnici, da San Michele
all’Adige si è diretto a Petritoli. «Pinzette alla mano
sono partiti con la demasculazione di ciascun fiore
della pianta ospite. Così facendo rimane solo l’ova-
rio che ospiterà il polline del parentale donatore,
dotato dei caratteri di resistenza. Avvenuta l’im-
pollinazione il grappolo viene chiuso all’interno
di un sacchetto onde evitare la contaminazione di
pollini esterni. Dopo la fecondazione si formeran-
no gli acini, poi si svilupperanno i vinaccioli che
verranno fatti germinare e daranno vita a nuove
potenziali varietà» spiega Camilli.
Le moderne tecniche di intervento sul genoma
darebbero un risultato più preciso, ma l’Europa le
equipara agli OGM: dunque avanti con gli incroci,
che questioni etiche non ne pongono. Dellemicrovi-
nificazioni fatte Camilli si dice più che soddisfatto:
«Hanno dato risultati uguali, se non migliori, delle
varietà di confronto. Il gusto selvatico degli ibridi
produttori diretti è sparito completamente. Inoltre
– conclude – sulla base degli esiti della sperimen-
tazione, con la deliberazione della Giunta regionale
del 2 agosto, dodici di questi vitigni resistenti pos-
sono essere coltivati nei vigneti marchigiani».
UN LUNGO LAVORO DI INCROCIO
VITIGNI RESISTENTI
Benedetta Luciani
Giornalista
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