In mezzo all’Atlantico e sotto la bandiera porto-
ghese, a circa 600 km sul fronte del Marocco, Ma-
deira è una bellissima e verde isola, detta isola dei
fiori, di origine vulcanica con terreni quindi forte-
mente basaltici. Il capoluogo è Funchal e comples-
sivamente ospita circa 250.000 anime.
Già dal 1600 vi si producevano normali vini so-
prattutto da uve malvasia e verdelho, ma nel tem-
po si cominciò ad aggiungere a questi zucchero
di canna e alcol onde mediare sulla forte acidità.
Negli anni avanti divenne una consuetudine, visto
che il vino fortificato riusciva meglio ad affronta-
re il tempo e i lunghi viaggi in mare per giungere
in Portogallo e soprattutto in Inghilterra e verso le
sue colonie indiche, visto che gli inglesi se ne erano
commercialmente appropriati, come fecero con il
Porto, lo Sherry e il Marsala. Fargli poi attraversare
sui vascelli il caldo equatore per un paio di volte
prima di sbarcarlo aiutava ancor più a fortificarlo
e renderlo stabile.
Nacque da qui il metodo Madeira, ancora attua-
le, che vede l’uso delle
estufas
(stufe), cioè appositi
contenitori portati a 50 °C di temperatura, ma vie-
ne tenuto anche a contatto con l’ossigeno per pro-
durre quindi la caratteristica sensazione di made-
rizzato, considerata un difetto nei vini normali ma
un pregio per il Madeira e, successivamente, viene
alcolizzato con acquavite.
Quali sono le tipologie di Madeira escludendo il
profumatissimo
Terrantez
praticamente ormai
scomparso per via della scarsa produzione? Il
più secco fra le quattro di queste è il
Sercial
; più
morbido e quindi semisecco è il
Verdelho
; segue
il
Boal
alquanto più dolce e si chiude con gli aro-
matici, dolcì e sciropposi
Malvazia
e
Moscatel
. Vi
sono poi le
Colheite
, termine riservato alle gran-
di vendemmie e provveniente da unico vitigno,
com’anche i
Vintage
lasciati affinare in legno per
circa 20 anni e infine molti altri Madeira sono dei
blend. I Madeira sono vini che, come dice qualcu-
no, ricordano quasi per struttura e profumi il vin
cotto marchigiano: del resto visto l’uso delle
estu-
fas
possono essere considerati vini semicotti.
Nel lontano passato il Madeira venne acquisito
anche dai francesi e divenne addirittura essenzia-
le nella preparazione di alcune salse della grande
cuisine
. Il mitico Marie-Antoine Carême lo utiliz-
zò infatti per il tanto celebrato Tournedò Rossini,
ma venne usato anche per sfumare il filetto alla
Wellington. Noto è il fatto che a Napoleone, fer-
mandosi nell’isola prima di giungere all’esilio di
Sant’ Elena, venne donato del Madeira dal locale
diplomatico britannico. Il presidente americano
Jefferson lo utilizzò per brindare alla sua elezio-
ne, ma ancor prima lo si bevve in quantità esose
per celebrare la Costituzione americana e... anche
Winston Churchill si dice ne andasse pazzo.
I Madeira, i più secchi, vengono abbinati in luogo
a formaggi ovini, ma uscendo dall’isola quelli più
dolci agli erborinati come il Roquefort, Gorgonzola
stagionati, Stilton, Blu Danish e ovviamente se ac-
compagnati da miele o più alla lunga da mostarde
di frutta quando consumati come pre-dessert. Cer-
to è che i più accettabili abbinamenti con i Madeira
più dolci sono la pasticceria secca e le torte al cioc-
colato. Ho avuto modo di apprezzare in Portogallo
il Sercial e i Verdelho con alcune delle loro tante
preparazioni di baccalà e il tataki di tonno, seppur
di origine nipponica. I Madeira godono di un pri-
mato mondiale: sono considerati i vini più longevi
al mondo e diversi di questi hanno raggiunto e su-
perato i 200 anni senza alcun problema.
FIGLIO DI UN’ISOLA STUPENDA
VINO MADEIRA
Câmara de Lobos
Tournedò Rossini
G.C.
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