Pagadebito, Empibotte, Trebbiano Abruzzese,
Bombino Bianco, Uva D’oro, Camplese, Uva Pas-
sa o Passera ed altri ancora sono tutti sinonimi
che nel corso degli anni sono stati attribuiti all’u-
va oggi chiamata “Passerina”. Sulle origini del no-
me piuttosto singolare, nel tentativo di arrivare a
delle risposte condivise, gli studi sono stati molte-
plici ma ancora oggi l’etimologia è incerta.
Ormai è largamente diffuso l’assunto che ciò deri-
vi dalla preferenza degli uccelli a nutrirsi dei suoi
chicchi, ma è affascinante per chi scrive anche
l’idea che il nome derivi da Uva Passa rimandan-
do ad uso come uva da appassimento, uso smarri-
to poi nel corso degli anni.
È invece ormai assodato che il luogo d’origine sia
da ricercarsi tra il Piceno e il Teramano, mentre
meno prevalente è l’ipotesi che essa sia originaria
del Frusinate. Ancora oggi le aree dove maggior-
mente viene coltivato sono appunto il sud delle
Marche, il nord dell’Abruzzo e il Frusinate.
Si tratta un vitigno di antiche origini, dalle rese
abbondanti, relegato per questo, ma non esclusiva-
mente, nel circoscritto gruppo delle uve da taglio.
Surclassato per importanza dal trebbiano tosca-
no, in ragione della sua migliore resistenza alle
malattie e alle condizioni climatiche, la Passe-
rina non ha avuto per lungo tempo la “dignità”
necessaria per presentarsi come monovitigno o
uva prevalente nella produzione vinicola.
Solo negli anni ‘90 del Novecento il rinato interes-
se verso le tipologie “autoctone” ha avuto il merito
di dare alla Passerina nuova vita, dando origine
a vinificazioni in purezza o comunque dove la
Passerina è prevalente, per mano di numerosi
produttori soprattutto nella zona del Piceno. Il
successo commerciale da allora è stato travol-
gente e non accenna a diminuire, sebbene i vini
che se ne ottengano non presentino, in linea di
massima, caratteristiche di grande complessità
gusto-olfattiva. Iscritto nel Registro Nazionale
delle varietà di Vite dal 1971, la consacrazione
come vitigno di valore dotato di una sua specifica
personalità è arrivata con l’inserimento dello stesso
nel disciplinare di diverse DOC e DOCG, come ad
esempio nella DOCG Offida Passerina e nella DOC
Falerio nelle Marche o come nella DOC Abruzzo e
Controguerra Passerina in Abruzzo.
Caratteristiche peculiari sono una buona concen-
trazione di zuccheri e un’acidità molto pronuncia-
ta, aspetti che ne hanno dimostrato la versatilità
rendendola adatta non solo alla produzione di vi-
ni fermi, ma anche alla spumantizzazione fino a
ritrovarla nella versione passita e vin santo nella
DOC Terre di Offida.
I vini ottenuti da Passerina presentano caratteri-
stiche di delicatezza dei profumi, piacevole acidità
e un tenore alcolico moderato che nel complesso
donano una leggerezza generale al naso e al palato,
a volte troppa, ma che comunque sono alla base del
successo presso il pubblico di quest’uva.
Utilizzata anche per la produzione di fini e deli-
cati spumanti Metodo Martinotti-Charmat oggi la
Passerina è un punto di riferimento nella produ-
zione vitivinicola di molte cantine del Piceno e ol-
tre, così come per la ristorazione della costa adria-
tica è un solido
best seller
ed ottima alleata di gran
parte dei piatti della tradizione marinara.
AL DI LÀ DELLE ILLAZIONI
PASSERINA
Uva Passerina
Barbara Paglialunga
Delegato AIS
Fermo - Porto San Giorgio
Offida (AP)
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