Sommeliers Marche Magazine 56 - page 25

Quando nel 1553 una quattordicenne, Caterina de’
Medici, duchessina d’Urbino, andò in sposa al fu-
turo re di Francia Enrico II, nessuno avrebbe mai
pensato che la raffinata nobile fanciulla fiorentina
avrebbe contribuito a rinnovare profondamente
gusti, mode e modi di stare a tavola di una intera
nazione. Il lungo corteo di carrozze con cui si pre-
sentò in terra francese trasportava decine di bauli
contenenti i suoi effetti personali (abiti sfarzosi, gio-
ielli e scarpe dal tacco alto) e un esercito di addetti
alla cucina, fra cui, nonostante l’incertezza delle
fonti, tre cuochi, un gelataio e diversi maestri pa-
sticcieri, anche siciliani. Allo stupore suscitato da
tale seguito, ben presto però si associarono reazioni
poco lusinghiere sull’aspetto esteriore di Cateri-
na, tutt’altro che avvenente, grassottella, tanto che
Enrico non mostrò il benché minimo interesse nei
suoi confronti. Ma le cose erano destinate a cam-
biare rapidamente; Caterina era dotata di innato ca-
risma, notevole cultura supportata da intelligenza
non comune, ma soprattutto era amante della raffi-
natezza e della bellezza, anche a tavola.
Ci mise poco a conquistare il suocero Federico I, ro-
busto mangiatore con un debole per i sapori italia-
ni, che divenne il primo fan del “ghiaccio all’acqua
zuccherata e profumata” (un parente stretto del sor-
betto), e il più grande estimatore degli sfarzi culina-
ri della nuora e della raffinatezza di tavole imban-
dite con tovaglie damascate, bicchieri di fine vetro
soffiato e argenteria, incluse elegantissime forchette
a tre rebbi, strumento sconosciuto oltralpe dove en-
trò gradualmente nel codice del
bon ton
, data l’in-
veterata abitudine di assumere il cibo con le mani.
Con il passare degli anni, e molti figli, Caterina, di-
venuta ormai “regina consorte”, poté rafforzare il
proprio ruolo politico, che svolse con autorevolez-
za, lungimiranza e, all’occorrenza, una buona dose
di cinismo, ma sempre all’insegna del rinnovamen-
to e dell’amore per il bello e l’eleganza.
Ve ne furono di memorabili, come quello del 1549
dove le preparazioni dei cuochi si ispirarono al nu-
mero tre, il preferito della scaramantica Caterina,
per cui ogni portata doveva contenere tale cifra, o
multipli di essa; secondo la lista dello storico Théo-
dore Gosselin furono preparati, tra l’altro, 33 ca-
prioli, 66 fagiani, 6 maiali, 12 dozzine di carciofi (di
cui Caterina era ghiottissima).
Ma la sovrana introdusse per la prima volta, nella
successione delle portate la divisione fra piatti dolci
e piatti salati, fino a quel momento serviti in casua-
le successione e mescolanza; si interessò del potere
afrodisiaco degli alimenti e dei loro benefici per la
salute, arrivando a consultare pure Nostradamus,
che oltre all’astrologia si dedicava agli studi sulle
proprietà dei cibi, in particolare della frutta.
Soupe à l’oignon
(zuppa di cipolle), papero al me-
larancio (ovvero
canard à l’orange
), “salsa colla”, o
besciamella (
béchamel
, da nome del marchese Lou-
is Béchameil che la perfezionò nel ‘700),
omelettes
(derivate da frittate di verdure molto apprezzate
dai Medici),
crêpes
, gelato e sorbetti che la regina
amava preparare personalmente: queste alcune
delle delizie che, grazie a Caterina, dalla Toscana
presero la via della Francia, per diventarne nel tem-
po patrimonio nazionale. Però dalla Francia, grazie
a Caterina, l’Italia ebbe l’“uva francesca”, ovvero il
Cabernet che trovò a Carignano il suo primo terri-
torio di domesticazione. Santé!
IN PUNTA DI FORCHETTA
Patrizia Zega
Sommelier
LA RIVOLUZIONE FRANCESE DI CATERINA DE’ MEDICI
Le nozze di Caterina de’ Medici con Enrico II
Papero al melarancio
Il massacro degli ugonotti del
1572 ordinato da Carlo IX,
figlio di Caterina de’ Medici.
(Notte di San Bartolomeo,
François Dubois)
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