Sommeliers Marche Magazine 59 - page 35

OLTRE L’IMMAGINARIO
LA STORIA DEL VINO
Alcune tesi, in base a reperti fossili, dicono che la
vitis silvestris
apparse sulla Terra circa sessanta mi-
lioni di anni fa, ma alcune altre la fanno risalire ad-
dirittura a duecento milioni di anni. Parlando ora
della
vitis vinifera
, cioè quella da vino generata dalla
silvestris
, secondo le ultime, e in questo caso più at-
tendibili, ricerche si deve ai Cinesi la nascita dei pri-
mi vigneti e quindi del vino e ciò avvenne circa die-
cimila anni fa, nel periodo olocenico. Da qui passò
dopo duemila anni in Georgia e ancora dopo circa
settemila anni orsono in Iran, allora Persia; si dà
il caso infatti che il vitigno syrah o siraz pren-
da il nome dall’omonoma città iraniana di
Siraz. Circa quattromila anni avanti Cristo
il vino si svilupperà al meglio nei territori
dell’Armenia, dove in una grotta si trova la
più antica cantina del mondo, seppur venga
contesa da quella georgiana di Gadachrili
Gora, dove la vinificazione era però ancora
primordiale. Nello stesso periodo iniziò con le
prime migrazioni dei popoli ellenici e pelasgici
la produzione anche in Sicilia, dove, sotto il monte
Kronio vicino a Sciacca, a testimonianza sono state
trovate anfore vinarie proprio di quei tempi.
In base all’Epopea di Gilgameš anche Sumeri e Ba-
bilonesi, seppur questi ultimi già produttori di bir-
ra, bevevano vino, ma lo importavano dai paesi più
a nord perché il loro clima non permetteva la colti-
vazione della vite. Gli antichi Egizi, anch’essi gran-
di produttori di birra che chiamavano “Zithum”,
libavano volentieri con il vino addolcito di miele
e spezie e sembra piantassero viti nei territori più
freschi e fertili verso il delta del Nilo e nelle oasi.
Nel nostro Paese, oltre ai Greci e pelasgi dell’Egeo,
sono stati successivamente i Fenici ad introdurre la
vite, già appunto in Sicilia seguiti poi da Etruschi,
Piceni e Romani, coadiuvati ancora dai Dori Sira-
cusani, dove tutti hanno poi impollinato il Paese; si
rammenta che i Dori fondaronoAncona nel 387 a.C.
Sappiamo che molti dei vitigni così detti mediterra-
nei provengano comunque da territori ellenici e che
siano risaliti lungo lo stivale dando origine poi ad
altre varietà come ad esempio il nostro verdicchio
derivante come si dice dal trebbiano che giunse dal
Peloponneso e che originò anche il Lugana e il So-
ave. A questi si aggiungono varietà come il greco, il
moscato, la ribolla, malvasia, rebola, pignoletto, nero
d’avola, ecc. Mi vengono in mente i vinaccioli del pe-
riodo piceno (VII-VI secolo a.C.) rinvenuti a Villa
Clara di Matelica. Secondo l’agronomo Columella,
certi noti vitigni bordolesi introdotti dai Romani as-
similabili al carmènere, al cabernet franc, al merlot e
malbec, sono giunti dall’Illiria, quindi territori inca-
stonati tra Serbia meridionale e Albania di oggi. An-
che gli Arabi si interessavano al vino prima dell’av-
vento di Maometto, quindi del proibizionismo del
Corano, e dalla Palestina, Libano, Siria e Turchia lo
facevano transitare nei paesi del Mediterraneo.
Nel basso medioevo saranno gli ordini monastici
come Benedettini, Cistercensi ed altri a creare poi
i primi vigneti organizzati e non sporadici e spar-
si come in precedenza e questo avvenne in tutta
Europa; del resto basti vedere che già dal 1140 si
diedero da fare i monaci Agostiniani alto atesini
dell’Abazia di Novacella.
Anche grandi famiglie del vino nacquero a quei tem-
pi, come i toscani Ricasoli nel 1141, seguiti dai Fre-
scobaldi nel 1300 e nel 1385 dagli Antinori. Il primo
decreto di un vino italico fu quello del 1710 di Cosi-
mo III de’ Medici che delimitò i confini del Chianti.
Ovviamente le cose sono cambiate moltissimo nel
tempo soprattutto con l’attacco fillosserico che
rivoluzionò la viticultura, dove molte delle viti
vennero innestate sul ceppo americano della
vitis
rupestris
e successivamente ad altri porta innesti
come ad esempio il Paulsen e... per giungere quindi
ai giorni nostri dove si censiscono più di sette mi-
lioni di ettari di vigneti in tutto il mondo. Prosit.
I kvevri del monastero di Tatev
(Syunik, Armenia)
Mosaico raffigurante
la pigiatura dell’uva.
Casa dell’Anfiteatro di
Merida, Spagna. III sec. d.C.
Atena ed Eracle. Kylix attica a
figure rosse, 480-470 a.C.
Gualberto Compagnucci
Areni-1 (Grotta degli Uccelli), Armenia
35
1...,25,26,27,28,29,30,31,32,33,34 36,37,38,39,40
Powered by FlippingBook