Sommeliers Marche Magazine 59 - page 33

Cari miei, siamo fritti... è il caso di dire! Eh sì,
perché sembra che la Comunità Europea voglia
imporci di consumare insetti nella nostra futura
dieta. Ma vien da chiedersi come mai questo, se
poi quando le nostre autorità competenti trovano
in un ristorante degli insetti lo fanno chiudere e
quindi domani potrebbero autorizzarci, anzi sug-
gerirci di metterli in bocca? È veramente un ossi-
moro alla massima potenza.
Chi sarà colui o coloro ai quali è venuta questa bril-
lante o meglio mostruosa idea, quando la nostra
cucina rientra nel patrimonio mondiale
dell’umanità con le sue più di cinquemila
ricette censite ed è considerata la migliore
al mondo? Che ci siano anche qui gli in-
teressi di qualche multinazionale? Ma che
ci frega a noi delle abitudini degli orientali
e dei panamericani, ma penso anche agli
altri popoli europei che hanno più o meno
le loro buone tradizioni e abitudini.
Che certi insetti siano commestibili lo sappiamo
da tempo, anzi da molto tempo, sin quando erano
parte dell’alimentazione dell’Homo erectus fino al
Neanderthal e che quindi le suddette popolazioni
hanno poi continuato a cibarsene ma... non noi.
Grilli, cavallette, larve, blatte, farfalle, api, formi-
che e continuare con pipistrelli, topi ed altri ani-
mali per noi domestici e sacri non potranno mai
prendere il posto dei nostri meravigliosi cibi.
Ora, al di là del fatto che diversi siano considerabili
anche gustosi, a contrastarli entrano in gioco
soprattutto fattori psicologici. Anni fa ebbi
delle forzate esperienze in merito a Pechino
e Baoding nell’organizzare eventi enologici
e nel trovarci ospiti a cena i nostri anfitrioni
cinesi insistettero nel farci consumare caval-
lette, larve e ragni fritti: dovemmo accettare
per non offenderli viste appunto le insisten-
ze, ma soffrimmo veramente tanto; anche se
al gusto non fossero così male, fu proprio il
fattore psicologico che ci coinvolse in modo ne-
gativo. Non vi dico poi a Bali quando ci proposero
topi arrostiti e lì scattò il totale rifiuto.
Tra i popoli che si nutrono di insetti non ci sono
soltanto i cinesi, ma anche indiani, giapponesi,
thailandesi, coreani, indonesiani, alcuni africani e
a questi si aggiungono i messicani e i venezuelani.
Ora tornando a Bruxelles, dove suggeriscono ad-
dirittura farina di grillo per fare le pizze, le loro
tesi si basano sul fatto che il consumo di insetti
diminuirebbe l’impatto sull’ambiente e permette-
rebbe di poter alimentare al meglio tutta l’umanità
soprattutto quella meno abbiente. Aggiungono an-
cora che questi siano fonte di cibo molto nutriente
in quanto forniscono proteine di alta qualità, ad-
dirittura tre volte superiori a quelle dei nostri ani-
mali terrestri e marini nonché più ricchi di fibre,
ma gli insetti sono generalmente ricchi anche di
diversi patogeni e apportatori di salmonella.
Però detto tra noi: quanti di voi preferirebbero una
bella frittura di insetti misti come cavallette, ra-
gni, grilli, blatte e larve ad un’altrettanta di pesce
composta da calamaretti, gamberi, triglie, soglio-
lette e sardoncini? Spero nessuno.
Mi vien da pensare poi che, per quanto riguarda
gli abbinamenti, dovremmo forse rivedere la no-
stra scheda grafica AIS; che ne pensate voi?
LA CUCINA DI DOMANI
TRA RAGNI, CAVALLETTE E BLATTE
Gualberto Compagnucci
Farina di grillo
Pasta con farina
di grillo
Tagliatelle con farina di grilli
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