La storia
Che sia “sgnapa” oppure “graspa” o ancora “raspa”,
“brasca”, “aquardéenti”, “filu e ferru”, “rapa”, “grapa”,
ecc.: non ci sono dubbi, la Grappa è un prodotto del-
la tradizione italiana e l’etimologia della parola de-
riva da termini dialettali che indicano le vinacce, la
materia prima alla base dell’italianissima acquavite!
La genesi dei distillati si perde nei meandri dei seco-
li medievali e la produzione di “acquaviti” da vino è
citata dagli alchimisti solo dal XII secolo d.C.
È verosimile che l’arte di separare sostanze di consi-
stenza diversa o volatilità differente sia stata messa
appunto in Mesopotamia tra i secoli VIII e VI a.C.
certamente non per dividere l’alcol etilico dai fer-
mentati ma per produrre “belletti” e “aromi”. Rac-
conta una leggenda che, reduce dall’Egitto, un igno-
to legionario romano, riporto in patria un alambic-
co dopo averne imparato l’impiego e lo utilizzò per
distillare le vinacce del vigneto di cui era assegnata-
rio in quel di Friuli.
Datazioni più certe si hanno dallo storico Luigi Pa-
po che fa risalire la prima produzione di acquavi-
te ottenuta con le vinacce, nel 511 d.C. per merito
dei Burgundi, che dalla vicina Austria, applicarono
la tecnica che utilizzavano per distillare il fermen-
tato di mele.
Tracce tangibili della storia della nostra acquavite ci
portano alla Scuola Salernitana che, intorno all’an-
no Mille, codificò le norme della concentrazione
dell’alcol, percorrendo la distillazione e impegnan-
do l’alcol così ottenuto per la cura di svariate pa-
tologie umane, garantendo alle acquaviti un’intra-
montabile popolarità. In Italia, l’impegno della vi-
naccia per produrre alcol etilico fu, senza indugio,
tenuto in considerazione anche per la grande ab-
bondanza del prodotto, tanto che si parla della sua
acquavite, già nel 1400. Solamente nel 1451 si ha il
primo riferimento documentato sulla distillazione
della grappa, nell’inventario dei beni lasciati dal no-
taio di Cividale, Ser Everardo da Cividale, si trova
“unum ferrum ad faciendam acquavitem”.
Nel 1600 sono i Gesuiti che conducono approfon-
dimenti sulla distillazione delle vinacce, il più “cer-
tosino” di loro è sicuramente il bresciano Francesco
Terzi Lana che trascrisse gli studi effettuati.
Fino agli inizi del XIX secolo non esiste una distin-
zione netta tra distillati alcolici si parla generalmen-
te di “acquaviti”; poi l’Italia della grappa scelse una
propria strada che portò alla creazione di una be-
vanda con caratteristiche uniche e irripetibili.
Una vera e propria rivoluzione nel mondo della
Grappa fu segnata dalla nascita della Nardini a Bas-
sano del Grappa (Vicenza) nel 1779, attraverso l’in-
dustrializzazione del metodo di distillazione “a va-
pore”. Fino agli anni ’70 dello scorso secolo, la grap-
pa classica era prodotta con vinacce indifferenzia-
te. Nel 1973 la “svolta copernicana”, la seconda ri-
voluzione portata avanti dalla famiglia Nonino con
l’idea di produrre grappe da “monovitigno”, cioè
ottenuta con un’unica qualità di uva, per render-
la più armonica e riconoscibile, per sdoganarla da
prodotto di basso livello e proiettarla nell’Olimpo
dei grandi distillati. In particolare propose la grap-
pa di monovitigno di “Picolit”, un vitigno autocto-
no friulano che allora rischiava di scomparire.
SPIRITO D’ITALIA
Prof. Stefano Isidori
Delegato di Fermo e
Porto San Giorgio
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