Con il guardo volto oltre il confine delle stelle co-
nosciute, poste a cimento le vele spiegate naviga-
no rabbiosi oceani inseguendo il mito sommerso
di Atlantide, per poi dirigere la prua oltre Panama
sulla rotta del Nuovo Mondo.
Violato l'equatore, laddove le acque del Pacifico
scorrono affianco alla possente spina dorsale del
subcontinente latinoamericano fino al 55° paralle-
lo dell'emisfero australe, simpatici pinguini e festo-
se megattere risalgono le gelide correnti alla ricer-
ca di approdi sereni tra i fiordi del Cile strizzando
l'occhio agli incantevoli ghiacciai della Patagonia.
Già! Proprio come il ritratto che vissero gli esplo-
ratori europei, a cavallo tra il XV e il XVI secolo,
quando con le loro imbarcazioni minute solcarono
gli abissi per scovare le civiltà opulente del leggen-
dario El Dorado.
Nel 1532, tra le acque profonde e il cielo reso ter-
so dal dio Inti venerato dagli indios insediati-
si nelle zone più impervie della cordigliera andi-
na, allorquando giunse la flotta ispanica capita-
nata da uno dei conquistatori più feroci della sto-
ria che cambiò per sempre il volto delle Ameri-
che, i bramosi e barbuti paladini venuti dal ma-
re furono accolti con benevolenza dai discenden-
ti dell’ultimo grande imperatore inca già provati
dalle guerre intestine.
L’ammiraglio Francisco Pizarro sfruttò il momen-
to per impossessarsi avidamente dei tesori distrug-
gendo per sempre il pur temibile impero che si
estese lungo la dorsale andina dall’equatore fino al
Río Bío-Bío dell’attuale Cile; una barriera naturale
oltre la quale sia le etnie amerindie che le viti non
riuscirono a sopportare il gelo degli inverni.
LA VITICOLTURA ANDINA
Eva Kottrova
Sommelier
Conquistadores
sulle orme dei
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